Donne veneziane, reddito basso da record

Meno 19 per cento rispetto agli uomini: «Colpa dei servizi al turismo». Lavoro e stipendi. Nel resto d'Italia distacco più contenuto

Le donne, in Italia, guadagnano mediamente il 10 per cento in meno degli uomini. Ma in provincia di Venezia tale forbice si allarga: oltre il 19 per cento in meno di reddito rispetto agli uomini. Un dato che fa sobbalzare. Che cosa succede in laguna e dintorni? «Venezia è una città in cui il settore dei servizi è molto sviluppato per l'ambito turistico», spiega l'assessore Tiziana Agostini.
«E' qui che le donne sono maggiormente penalizzate in ambito lavorativo sotto molteplici aspetti, non ultimo quello dei salari». Tiziana Agostini, paladina delle pari opportunità, sottolinea la necessità di cambiare registro nel mondo del lavoro. Lo studio promosso dalla Camera di Commercio presentato due giorni fa sul tema lavoro e retribuzioni evidenzia, appunto, un divario di trattamento che a Venezia si sente più che mai, non fosse altro per la grande differenza tra il salario mediamente percepito da un uomo e da una donna: questa ultima si trova in tasca il 19,2 per cento in meno di stipendio. Lo studio realizzato dell'ente camerale dimostra inoltre come la «forbice» nella media veneta sia del 15,4, mentre a livello nazionale addirittura solo, si fa per dire, del 10,7. «La nostra società deve cambiare testa - rincara Tiziana Agostini - Vediamo ragazze disposte a tutto pur di portare a casa qualche soldo, pronte ad accontentarsi di due euro e mezzo all'ora per fare promozioni nei supermercati. Le donne sono la cartina di tornasole del benessere o del malessere di un luogo, e nel terziario avviene lo sfruttamento maggiore».
Dalla Cgil, Italia Scattolin fa notare come «il pessimo dato di Venezia sia un elemento storico che abbiamo più volte analizzato. Le imprese non investono sulla donna benché il livello femminile di scolarizzazione sia più alto di quello maschile. Pesa una cultura maschilista che, nel nostro celebrato Nordest, è ancora ben radicata. Le donne sono sempre state inserite in un contesto di precarietà, e le forme di contratto attuali non agevolano il cambio di tendenza. La donna richiede, com'è ovvio, una certa flessibilità per poter seguire la famiglia, e non trova spesso aiuto dal coniuge». «Indubbiamente, sono colpita dai dati dello studio - commenta Maria Raffaella Caprioglio, vicepresidente di Umana ma al tempo stesso madre di due figli - Nella nostra provincia le donne che occupano un ruolo "alto", come responsabilità e come retribuzione, sono ancora poche. Mi auguro che le aziende veneziane si rendano conto presto delle potenzialità delle donne, che sono in possesso di quelle capacità trasversali oggi richieste dal mondo del lavoro: sono combattive, intelligenti e atavicamente portate ad occuparsi di più incarichi contemporaneamente. Umana ha dimostrato, nella sua storia, di aver compreso questa realtà. Abbiamo 110 filiali, oltre 500 dipendenti di cui l'80 per cento donne, molto spesso madri».
Simone Bianchi

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