Donne, over-50, immigrati: questa crisi chiuderà le porte a tanti operai generici. In tre mesi 2.500 mobilità. Ottantamila disoccupati «cronici»

Donne, over-50, immigrati: questa crisi chiuderà le porte a tanti operai generici. In tre mesi 2.500 mobilità. Ottantamila disoccupati «cronici»
La Cisl: c'è un esercito di esclusi definitivamente dal mercato del lavoro. Ora è allarme per le tante «casse» che vanno in scadenza

Saranno ottantamila i disoccupati «cronici» nella Marca da qui a due anni se non verrà riconvertito il sistema produttivo. Abbastanza per popolare idealmente il capoluogo di una provincia "capitale" della disoccupazione. Da gennaio a marzo sono 2.500 le persone in mobilità.
Erano state 7.000 in tutto il 2009. A crisi conclusa - verosimilmente nel 2011 stando alla Cisl, che ha presentato ieri gli ultimi dati sul mercato del lavoro a Treviso - «il 20% della forza lavoro attiva oggi nella Marca sarà in eccedenza rispetto alla domanda di posti disponibili», dice Alfio Calvagna, segretario provinciale del sindacato, preoccupato delle continue impennate della cassa integrazione, arrivata ormai a scadenza per decine di imprese, dalle industrie ai laboratori artigiani. «Ci stiamo preparando a un autunno davvero caldo - afferma - sempre più aziende sono ormai agli sgoccioli per quanto riguarda le casse straordinarie, che una volta terminate lasceranno una scia pesante sul piano occupazionale. Sono colpite in particolare modo le fasce deboli come le donne, gli immigrati e gli over 50, per i quali si fa sempre più difficile trovare un lavoro».
Nel primo trimestre del 2010 gli ingressi in mobilità degli addetti espulsi dalle industrie sono stati 1.803 - picco massimo dal primo trimestre 2008 - contro i 1.251 segnato negli ultimi tre mesi del 2009. Record anche per quanto riguarda l'artigianato, che da gennaio a marzo 2010 ha visto uscire definitivamente 745 addetti, 208 in più rispetto al massimo toccato nel primo trimestre del 2009. In totale sono quindi 2.584 in soli tre mesi i lavoratori in mobilità, oltre un terzo rispetto agli oltre 7.000 registrati in tutto il 2009. «In controtendenza invece la cassa ordinaria, passata a 2,1 milioni di ore concesse a inizio 2010 contro le 2,3 del trimestre precedente, che scende perché sono ormai scadute le coperture - sottolinea Calvagna - un segno tutt'altro che positivo quindi. Tra i settori più esposti ci sono la metalmeccanica, il legno e l'edilizia, con la moda che la fa da padrone al momento per quanto riguarda le richieste di cassa in deroga». Si moltiplicano intanto i tavoli tra enti e parti sociali per cercare una strategia. «Servono più risorse per politiche attive e formazione - dice Cinzia Bonan, anche lei nella segreteria Cisl - la riqualificazione è una priorità».
(Enrico Lorenzo Tidona)