Domani e giovedì assemblea a palazzo Ferro-Fini: 2.400 gli emendamenti, si profila lo spettro dell'ostruzionismo. Piano casa, ultimatum dell'Ance

Domani e giovedì assemblea a palazzo Ferro-Fini: 2.400 gli emendamenti, si profila lo spettro dell'ostruzionismo. Piano casa, ultimatum dell'Ance
Lettera ai consiglieri regionali: senza legge licenziati 20 mila lavoratori

VENEZIA. Ultimatum dei costruttori edili al Consiglio regionale. Ieri, il Collegio Ance di Padova ha scritto ai consiglieri eletti sul territorio per sollecitare l'approvazione del piano casa, impantanato tra polemiche ed inefficienze. «La gravità della crisi in corso nel settore dell'edilizia è tale che Ance Padova, da inizio anno, ha deciso, in accordo con i sindacati, di convergere su una serie di misure tali da sostenere i lavoratori dinanzi all'emorragia di posti di lavoro e di riduzione della capacità produttiva che si sta abbattendo sulle costruzioni» spiega il presidente di Ance Padova Leonardo Antonio Cetera. L'appello muove da dati allarmanti: l'associazione dei costruttori edili stima infatti che nel corso del 2009, nella sola città del Santo, perderanno il lavoro in 4.000 che lieviteranno fino a 20.000 in tutto il Veneto. In questo scenario, i costruttori rilanciano: data l'eccezionalità tanto del pdl, quanto del periodo in cui si colloca, l'associazione arriva a proporre l'ulteriore limitazione del provvedimento ad un anno. «Questo potrebbe servire a costringere gli interessati ad intervenire subito» spiega Cetera. «Il nostro interesse alla pronta approvazione del pdl non ci fa dimenticare che deve essere rispettoso dell'ambiente e con incentivi per costruire bene in qualità - sostiene tuttavia l'Ance - a questo punto riteniamo sia da riflettere, in vista di un'approvazione immediata, sulla possibilità di una parziale intelligente restrizione del provvedimento con un accordo tra maggioranza e minoranza, anziché un inutile infruttuoso testa a testa».
In scia anche l'Ance Veneto: «I primi dati - spiega il presidente Stefano Pellicciari - dell'indagine commissionata al Cresme sull'impatto economico del piano casa, ci dicono che, considerato solo il patrimonio degli edifici mono e bifamiliari (831.100 in Veneto), più del 10% dei proprietari è intenzionato ad investire e le ricadute economiche sarebbero tali da trasformare l'attuale periodo di crisi in un vero e proprio boom per il settore».
Intanto, ad attendere il Consiglio, convocato domani e giovedì, la bellezza di 2.400 emendamenti, di cui 400 depositati (tra cui curiosi quelli del consigliere Pd Michieletto, che sfida la Lega sui suoi temi, ovvero stuzzicandola nell'impiego della manodopera extracomunitaria) e 2.000 di ostruzionismo minacciati dalla sinistra. L'ago della bilancia sta tutto nel modello che verrà adottato: l'unica possibilità di successo in tempi brevi per la maggioranza è, oltre alla garanzia del numero legale in aula, che il pdl venga modellato su quello già approvato dalla Toscana. Nel caso, l'opposizione potrebbe addolcirsi, soprattutto sul fronte Pd: «Il successo del progetto sta tutto nella disponibilità della maggioranza a mediare - conferma il consigliere del Pd Franco Frigo che plaude all'intervento dell'Ance - è importante che anche la società civile sia presente in questi momenti e partecipi al dibattito sollecitando la mediazione. Certo ci sono delle priorità, a partire dalla valutazione del Comune in caso di "rottamazione" degli edifici, in modo da evitare processi speculativi. Non solo: il limite del 31 agosto concesso ai Comuni per indicare le zone escluse da ampliamenti e ristrutturazioni deve valere esclusivamente per le amministrazioni già dotate di un censimento del patrimonio edile». Tuttavia, avverte Frigo, sul piano casa si starebbe giocando anche una battaglia interna al centrodestra, pronto a scaricare sull'opposizione fallimenti dovuti a giochi di potere intestini. «Ci sono alcuni nodi su cui trattare, come la gestione degli immobili alberghieri - replica il capogruppo del Pdl fronte aennino Piergiorgio Cortelazzo - il problema restano gli emendamenti ostruzionistici, ma sui contenuti la mediazione è possibile». Sempre, ovviamente, che la maggioranza decida di andare in aula. (s.zan.)

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