Disoccupazione record tra i giovani. Lo studio: gli under 35 senza lavoro sono la metà del totale: «Squilibri generazionali»
Disoccupazione record tra i giovani. Lo studio: gli under 35 senza lavoro sono la metà del totale: «Squilibri generazionali»
VENEZIA - Sono la metà dei disoccupati della regione. Rappresentano due terzi dei lavoratori con un contratto a tempo determinato. E guadagnano, in media, meno dei propri genitori. Sono i giovani, la «generazione cuscinetto» che sta pagando, in Veneto, il prezzo più alto della crisi. A mettere a nudo la forte condizione di debolezza di chi ha fatto da poco ingresso nel mondo del lavoro regionale è il centro studi della Fondazione Leone Moressa, che ha presentato ieri l'osservatorio annuale sull'occupazione.
I dati rivelano che dall'inizio della crisi il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni senza lavoro ha registrato una crescita vicina al 40%: i disoccupati sono poco meno di 54mila, con un tasso di disoccupazione giovanile salito in Veneto sino al 7,6 per cento. Un dato mai registrato in questa regione, ma pur sempre inferiore alla media anzionale del paese che secondo i dati istat sfiora il trenta per cento: «Il quadro del mercato del lavoro giovanile è sconfortante, le nuove generazioni escono con rapidità sempre maggiore dalle aziende - spiega Valeria Benvenuti, ricercatrice della Fondazione Moressa - È soprattutto l'effetto collaterale della precarietà. Per quasi un terzo dei giovani disoccupati la ragione della perdita del lavoro è il mancato rinnovo del contratto a termine». I più penalizzati sono i giovani con i titoli di studio più alti: il 37 per cento dei laureati è stato infatti costretto a sottoscrivere un contratto atipico, oppure è un lavoratore autonomo. Una percentuale che sale fino a 66% tra i giovani occupati con un titolo di studio post-laurea.
Preoccupa anche la crescita in Veneto della quota dei giovani inattivi, con quasi 14mila ragazzi che nel 2008 lavoravano, per poi rinunciare a cercare un nuovo impiego. Un fenomeno «che mette in discussione la possibilità dei giovani di colmare il gap con le generazioni successive» si legge nel rapporto della Fondazione Moressa, che ha elaborato i dati Istat-Rcfl aggiornati al terzo trimestre del 2009, redigendo cioè un bilancio degli effetti occupazionali dei primi dodici mesi di crisi. «Dal punto di vista economico questi dati testimoniano - nota Vittorio Filippi, trevigiano, docente di Sociologia all'istituto universitario Sisf-Isre di Venezia - uno spreco di talenti e di competenze, mentre dal punto di vista sociale si creano squilibri generazionali, con il rischio di accendere rancori». Non vi è però il rischio di proteste generalizzate. «Non vi sarà un nuovo '68, i giovani oggi vivono la rabbia in modo individuale, alcuni potrebbero però subire questa condizione - sottolinea il sociologo - come una pesante sconfitta personale».
La condizione occupazionale si riflette naturalmente sulla scelta di rendersi, omeno, indipendenti dalla famiglia. Il 70 per cento dei ragazzi veneti tra i 25 e i 29 anni abita così ancora con i genitori, percentuale che scende al 43 per cento tra le ragazze. Il tasso rimane alto anche nella fascia d'età tra i 30 e i 34 anni: ben il 35 per cento dei maschi non ha infatti ancora lasciato la casa paterna. «Il problema è che la ripresa si annuncia fredda, senza occupazione, continuando a penalizzare i soggetti più fragili come i giovani, i quali possono fare affidamento - spiega Vittorio Filippi - solo su di un unico sistema di welfare: la famiglia». Difficile sostenere il costo di affitti e bollette quando lo stipendio medio, per i giovani fino a 34 anni, non supera i 1.200 euro per i fortunati con un lavoro a tempo indeterminato. Mentre i giovani che hanno un contratto a termine si devono accontentare, in media di 1.060 euro. In entrambi i casi, sempre secondo la Fondazione Moressa, circa 200 euro in meno rispetto agli adulti. Ancora peggio va alle ragazze, per le quali la retribuzione è di 1.030 euro in media per chi ha un contratto stabile e di 900 euro per le precarie. Bamboccioni, ma contro la loro volontà.