Disabilità, il fondo regionale.
Disabilità, il fondo regionale.
Giovedì scorso finalmente, il Consiglio Regionale ha preso in esame il testo unificato dei due progetti di legge presentati dal Centrosinistra e dal Centrodestra, relativo alle disposizioni per l'istituzione del fono regionale per la disabilità e la non autosufficienza. Dopo cinque anni dalla proposta avanzata dal Sindacato, la Quinta Commissione Consiliare all'unanimità il 23 febbraio 2009 licenziava il «testo unificato», successivamente, il 19 marzo 2009, veniva protocollato alla Presidenza del Consiglio Regionale. Moltissime sono state le iniziative sindacali, soprattutto da parte dei tre Sindacati dei Pensionati, finalizzate a sollecitare l'avvio del dibattito sul progetto di legge. Se non ci saranno ripensamenti, dal giorno 11 novembre il Consiglio Regionale sarà impegnato ad approvare, prima della fine della legislatura, questa importante legge attesa, qui in Veneto, da circa 200.000 mila disabili e non autosufficienti e da altrettante famiglie. Negli ultimi giorni si è fatta strada, nei meandri dell'amministrazione regionale, una stucchevole discussione, strumentale ed inutile querelle politica, che non agevola l'iter legislativo. Sono state avanzate, utilizzando reti on-line e reboanti comunicati stampa, delle accese critiche su alcune parti del progetto di legge; in particolare sul punto 3 - articolo 2: «sono destinatari delle prestazioni le persone non autosufficienti nate in Veneto o ivi residenti da almeno cinque anni». Inoltre, alcuni esponenti della maggioranza che governa la regione, sono intenzionati a proporre la cancellazione del seguente comma, lettera «f «- art. 7: «quota del gettito dell'addizionale regionale IRPEF, da determinarsi annualmente con legge regionale finanziaria». Per evitare l'insabbiamento o lo svuotamento del progetto di legge, a tutto il Consiglio Regionale va ricordato che nel testo unificato, chiaramente e correttamente, vengono richiamate le prestazioni assistenziali e «sociosanitarie», perché anche il fondo regionale, per i disabili e i non autosufficienti, quando sarà esigibile, si collocherà a pieno titolo nella rete integrata dei servizi pubblici alla persona. Il giusto richiamo al sociosanitario è la riconferma dell'universalità delle prestazioni, garantite, a tutti i cittadini, dal «sistema integrato veneto": unico modello in Italia di forte intreccio dei servizi sanitari e sociali, nella presa in carico dei soggetti disabili e/o non autosufficienti. Quindi, ribadito che gli interventi del fondo regionale ripercorreranno, ampliandone quantità e qualità, le prestazioni e le provvidenze che da anni la Regione riconosce ed eroga a tutti gli aventi diritto senza alcuna discriminazione (ovviamente a coloro che si trovano in condizioni psicofisiche di disabilità e di non autosufficienza e che nel momento del bisogno sono residenti in Veneto), nei fatti, per effetto della trentennale integrazione sociosanitaria, i requisiti (gli anni) di residenza, anche se strumentalmente previsti nel progetto di legge, non potranno trovare alcuna concreta attuazione, perché le prestazioni sociosanitarie (le quote di rilievo sanitario) sono Livelli Essenziali di Assistenza, sanciti dalla Costituzione Italiana. Anche sulla dotazione finanziaria del fondo va fatta chiarezza. Lasciare inalterata (confermare il riferimento all'addizionale regionale IRPEF) la lettera «f «all'art. 7 del progetto di legge, non è assolutamente vero che con quella citazione si aprono le porte alla «tassa di scopo». Un'eventuale specifica tassazione finalizzata al finanziamento del fondo (non dimenticando che annualmente serviranno circa due miliardi di euro, rispetto agli attuali, circa, mille e duecento milioni di euro che regione e comuni finalizzano ai disabili e ai non autosufficienti) potrà essere deliberata dalla Regione solo dopo l'effettiva realizzazione del federalismo fiscale e con il consenso dei contribuenti. Comunque, su questo argomento, la Giunta Regionale, invece di imbarcarsi in propagandistiche dichiarazioni elettorali, farebbe bene destinare i 132 milioni di euro dell'addizionale regionale IRPEF (la quota dello 0,5% sui redditi sopra i 29.500 euro) al finanziamento del fondo per le persone disabili e non autosufficienti. Un altro punto dovrà essere risolto dal Consiglio Regionale nell'approvare la «legge quadro» istitutiva del fondo: la questione della compartecipazione ai costi non potrà prescindere dalla legge 328/2000 (art. 6 comma 4) e dai decreti legislativi 109/1998 e 130/2000.
Franco Piacentini / Consulta Welfare Cgil