Di nuovo in classe. Le aspettative di ragazzi e famiglie fanno i conti con difficoltà e carenze segnalate dai sindacati. La prima campanella, una sfida all'emergenza
Di nuovo in classe. Le aspettative di ragazzi e famiglie fanno i conti con difficoltà e carenze segnalate dai sindacati. La prima campanella, una sfida all'emergenza
Negli ultimi tre anni 1.260 posti in meno fra insegnanti e collaboratori, con 4.300 studenti in più. Pontara: «Siamo riusciti comunque a mantenere servizi di qualità»
Un ritorno «caldo» sui banchi di scuola e non tanto per il clima ancora estivo, quanto piuttosto per le polemiche già scoppiate in tema di tagli all'istruzione. È suonata ieri la prima campanella per i 130mila studenti delle scuole veronesi: pieni di buoni propositi, e alcuni anche di entusiasmo, hanno rispolverato zaini, penne e tutto il necessario per tornare in aula.
Alle aspettative dei ragazzi e, in particolare, dei loro genitori, si è contrapposta però ieri la voce dei sindacati che hanno elencato per filo e per segno le difficoltà incontrate quest'anno dalla scuola veronese. «Già i primi segnali preannunciano uno stato di emergenza, dovuto ai problemi organizzativi e didattici conseguenti alla riduzione di 227 posti di personale docente e 183 posti di personale Ata (collaboratori scolastici e assistenti)», spiegano Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals Confsal. «Nell'ultimo triennio possiamo contare complessivamente su 1.260 posti in meno (770 docenti e 490 personale Ata) a fronte di un aumento di alunni che si aggira, in tre anni, sulle 4.300 unità», proseguono Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola e Snals Confsal. «La costituzione di classi affollate rende impossibile garantire un servizio educativo adeguato, con conseguente penalizzazione degli alunni più deboli per la riduzione delle attività individualizzate».
Tra i problemi segnalati, l'insegnamento di Inglese alle elementari (non più affidato a docenti specializzati), i laboratori delle superiori (il numero di alunni inseriti in ogni classe è superiore alla loro capienza) e la continuità didattica, resa sempre più difficile dai trasferimenti dei docenti precari. In 26 istituti sui 130 della provincia, inoltre, è stato istituito un dirigente scolastico «reggente», cioè in prestito da un'altra scuola. «Un istituto su quattro, peraltro, non ha un direttore dei servizi generali e amministrativi adeguatamente formato», concludono le organizzazioni sindacali. «Lasciando "senza vertici" l'amministrazione delle scuole lo Stato risparmia a Verona circa un milione e mezzo di euro, ma tutta la scuola perde in efficienza, coordinamento e qualità».
A rispondere è il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Giovanni Pontara. «Siamo in una stagione in cui le amministrazioni devono fare i conti con una situazione complessiva di rigore del Paese e la scuola non si può sottrarre», spiega. «È in corso un processo di razionalizzazione delle risorse, ma siamo riusciti comunque a mantenere servizi di qualità, senza particolari problemi». Arrivano rassicurazioni anche per quanto riguarda gli alunni disabili. «Con le ultime assegnazioni della Direzione regionale, entro pochi giorni potremo dare riscontro alle esigenze manifestate dalle scuole e dalle famiglie», conclude il dirigente dell'Ufficio scolastico.
Loro, i ragazzi, sono divisi tra chi avrebbe preferito restarsene in vacanza e chi non vedeva l'ora di ricominciare. «Inizio oggi le superiori, è una nuova esperienza, quindi sono contento che sia arrivato il primo giorno», commenta Gregorio Casagrande del liceo Messedaglia. Inizia l'ultimo anno, invece, Roberta Muzi del Maffei. «I professori ci hanno avvertito che ci dovremo impegnare, perché abbiamo l'esame. Ma oggi non abbiamo fatto lezione: da domani si comincia davvero».