Dati Statistici. Nel rapporto “Poveri di diritti” della Caritas emerge un aumento dei casi di disagio economico che coinvolge giovani, anziani e sempre più italiani A Verona 5.500 famiglie vivono in povertà

Per il vicedirettore della Caritas diocesana “la perdita del lavoro è l’inizio di un baratro”. Sempre più richieste ai servizi sociali

Disoccupati, anziani con pensioni da fame, persone rimaste sole, stranieri che non sono riusciti a integrarsi, ragazze madri, separati rimasti senza reddito per far fronte al pagamento degli alimenti al coniuge, persone indebitate che non sono più riuscite a far fronte ai propri impegni. Sono tante le facce della povertà e sono sempre di più.

Lo conferma il Rapporto 2011 «Poveri di diritti» della Caritas Italiana e la Fondazione Zancan presentato a Roma alla Pontificia Università Gregoriana. E Verona non fa eccezione. Come spiega il vicedirettore della Caritas diocesana scaligera, Carlo Croce, «cresce il numero di quanti entrano nel baratro della povertà, pari circa al cinque per cento delle famiglie». E considerando che nel capoluogo le famiglie sono circa 110.000 (ma la cifra è in difetto), si stima che almeno 5.500, vale a dire almeno diecimila persone, vivano in una situazione di povertà, che non hanno cioè i soldi, o ne hanno troppo pochi, per pagare l´affitto, le bollette e per comprare da mangiare e da vestire. Certo, il dato nazionale è peggiore, visto che parla di un 11 per cento di famiglie in condizioni d´indigenza. Ma questo non può essere consolante.

«Finora ha retto abbastanza il sostegno della rete familiare», commenta Croce, «grazie ai redditi dei genitori e anche dei nonni. Ma la situazione sta peggiorando. Se due anni fa il grosso del nostro impegno erano gli stranieri extracomunitari alla ricerca di lavoro, ora sono gli italiani indigenti a chiedere più aiuti. Purtroppo la perdita del lavoro è l´inizio di un baratro. Come Caritas non possiamo trovare lavoro a chi l´ha perso. Riusciamo a pagare delle utenze che stanno per essere staccate per morosità ma sono sempre di più quelli che non riescono più a pagare il mutuo della casa e rischiano di perdere tutto. E la rete del sostegno familiare si va sempre più attenuando. Già nel 2012 potrebbe non esistere più».

L´assessorato ai Servizi sociali del Comune negli ultimi anni ha dovuto incrementare i propri fondi per far fronte alla crescente richiesta d´aiuto da parte di cittadini indigenti, il cui numero è in aumento. Il bilancio di questo assessorato è uno dei più importanti delle voci in bilancio al Comune, 30 milioni di euro. Ma già per il prossimo anno, con la spada di Damocle dei tagli ai fondi agli enti locali, la situazione si prospetta incerta. «Finora stiamo arginando una situazione che vede aumentare il numero degli indigenti tra gli anziani», precisa l´assessore ai servizi sociali Stefano Bertacco. «Come Amministrazione siamo riusciti ad aumentare di un milione di euro il bilancio per il 2011. Ma ci sono progetti che la Regione non ci finanzia più e per i quali dobbiamo usare le nostre risorse, come il Centro unico per l´affido, che serve a formare e a seguire le famiglie che chiedono l´affido di un minore. Solo l´accoglienza delle persone senza fissa dimora costa un milione di euro. Con il Progetto nuove povertà abbiamo evitato migliaia di sfratti e altrettante nuove situazioni di disagio. Il problema è capire cosa succederà l´anno prossimo perchè non sappiamo ancora quale sarà l´entità dei trasferimenti ai Comuni. Se ci saranno ancora tagli dovremo stabilire delle priorità nei servizi sociali».

 

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