Dall'università alcune analisi controcorrente: siamo maschilisti anche nelle liste, ma il rinnovamento funziona. Veneto, la regione più «frantumata»

Dall'università alcune analisi controcorrente: siamo maschilisti anche nelle liste, ma il rinnovamento funziona. Veneto, la regione più «frantumata»
Nelle ultime elezioni si sono presentati sette schieramenti politici

VENEZIA. E' sempre bello sentire i professori di scienze politiche che ti spiegano quello che è già successo con tesi suggestive e perfino ardite. Del tipo che se il Veneto non ha ancora uno statuto, cosa deprecata da tanti, è addirittura meglio: si possono evitare gli errori fatti da altre Regioni. Oppure che l'invecchiamento della classe dirigente veneta, cosa che sta nei fatti, non è colpa di chi non molla la poltrona.
Ma del fatto che si entra in politica sempre più tardi: è l'età media delle nuove reclute che alza l'indice di invecchiamento. Circostanza documentata. Ci sarebbe da aggiungere che questo fatto vero non implica necessariamente che il precedente sia falso, perché i due si rafforzano, non si negano, direbbero i logici. Andiamo in cerca del pelo nell'uovo di un convegno specialistico, tenuto ieri a palazzo Franchetti, per presentare l'Atlante elettorale del Veneto 1970-2010, che aveva qualche notizia interessante anche per il grande pubblico. Esempio: in Campania alle regionali gli elettori possono dare due preferenze invece di una, purché una vada ad un candidato donna (preferenza di genere). Risultato: la rappresentanza femminile è cresciuta del 23%. Il Veneto invece è la Regione più maschilista d'Italia. Senza il listino bloccato andrebbe ancora peggio. In compenso è anche la Regione con la frantumazione partitica più bassa della penisola: nel 2010 si sono presentati alle elezioni 7 partiti come nel 1970. Ma in quarant'anni la classe dirigente veneta è completamente cambiata: gli esperti ci informano che non vengono più eletti i contadini e neanche gli operai (bella forza, sono scomparsi anche dall'orizzonte sociale) ma questo comporta il crollo della capacità di rappresentanza di organizzazioni come la Coldiretti e la triplice sindacale Cgil, Cisl e Uil. Sono calati i rappresentanti dei mestieri intellettuali, tipo i docenti e gli avvocati, mentre crescono gli altri professionisti ma soprattutto gli imprenditori, gli artigiani e i commercianti: queste categorie saltano dal 2% al 23% della rappresentanza. «Oggi possiamo dire che il 50% del Consiglio regionale del Veneto è fatto dalle classi dirigenti che hanno posizioni di rilievo nella società»: la conclusione è di Paolo Feltrin, relatore al convegno assieme a Roberto D'Alimonte della Luiss di Roma e Giandomenico Falcon dell'Università di Trento. I grafici e le tabelle dell'Atlante, presentato dal presidente Valdo Ruffato, dipingono il voto dei veneti dal 1970 ad oggi. Istruttivo fra tutti un grafico che si vede raramente: si chiama della dispersione dei voti e confronta Lega e Pdl tra il 2009 e il 2010. Per ogni voto perso dal Pdl c'è l'81% di possibilità che sia finito alla Lega.

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