Dai treni ai dirigenti, Verona perde pezzi «È una smobilitazione». La denuncia della Cisl: «La politica si svegli»

Dai treni ai dirigenti, Verona perde pezzi «È una smobilitazione». La denuncia della Cisl: «La politica si svegli»
VERONA - All'incrocio tra i corridoi europei uno e cinque, in una posizione geografica strategica invidiabile: eppure il nodo ferroviario di Verona perde pezzi in continuazione, a favore non solo di Venezia, ma anche di Bologna e Milano. «La fortuna di Verona è che non può essere spostata, ma quella in atto è una vera e propria smobilitazione», a sentire il segretario regionale dei ferrovieri della Fit-Cisl Claudio Capozucca.
L'ultimo capitolo riguarda la riorganizzazione. Il Veneto è sempre stato diviso in due aree, ognuna con la sua direzione compartimentale: quella orientale, a Venezia, e quella occidentale, a Verona. Ora non è più così perché tutto è stato accentrato nella sede di Mestre, dove sono stati di conseguenza trasferiti tutti i dirigenti e i funzionari veronesi. I 300 tra capitreno e macchinisti veronesi lamentano numerosi disagi: non hanno più referenti in carne ed ossa con cui confrontarsi, ma devono chiamare un apposito numero verde collegato alla centrale operativa veneziana, spesso occupato. Per giunta, secondo la Cisl, la soppressione della direzione in capo a Verona non risponderebbe a logiche aziendali, ma politiche. «Il Veneto è una regione policentrica, non si può governare in modo centralizzato come fosse la Lombardia o l'Emilia Romagna - sostiene Capozucca - È la politica che governa queste scelte, e quella veronese finora sempre in silenzio farebbe meglio a svegliarsi: qui si tratta di difendere posti di lavoro».
Lontani sono i tempi in cui il nodo veronese è uno dei principali della rete ferroviaria italiana: non più tardi del 1994, le ferrovie impiegavano in città circa 12mila persone, oggi non sono più di tremila. Da Verona dipendevano anche i nodi di Bolzano, Mantova e Rovigo. Ora ci sarebbe il rischio concreto di perdere anche la direzione dei treni sulla Verona-Bologna, a vantaggio del capoluogo emiliano.
Le conseguenze di questa (presunta) marginalità politica e decisionale sarebbero già evidenti. Nei giorni scorsi, Trenitalia ha reso nota la soppressione per «variata offerta commerciale» di 27 treni locali sulla linea Verona-Legnago-Rovigo: tutti convogli usati dai viaggiatori pendolari, studenti e lavoratori. «I tagli colpiscono solo la periferia povera del Veneto - attacca Capozucca - mentre a Padova e Venezia non ci sono stati tagli». Anche le merci sarebbero in pericolo. Circola voce di una prossima chiusura dello scalo di Santa Lucia, già entro la fine del 2012: sarebbe una buona notizia se lo scalo fosse trasferito, come da tempo programmato, al Quadrante Europa, lasciando libera un'area enorme e vitale per lo sviluppo futuro di Verona sud; sarebbe invece pessima se il tutto andasse a vantaggio di altri nodi, come Bologna.
Sulla questione, è intervenuto ieri il Partito democratico veronese, accusando la Lega Nord. «Treni regionali tagliati, biglietti e abbonamenti che aumentano a danno di famiglie, studenti e pendolari, treni che viaggiano con tutti i bagni chiusi, stazioni chiuse, continui disservizi e personale dei treni abbandonato a se stesso. Questo - si legge in una nota dei consiglieri comunali Roberto Uboldi e Fabio Segattini - è rimasto della Verona ferroviaria "crocevia d'Europa" e di "piattaforma dell'Europa" dopo anni di governo della casta leghista con in testa Flavio Tosi, sindaco "mediatico", presenzialista quanto inconstistente, e a seguire Stefano Zaninelli, con doppio incarico e relativo stipendio d'oro: è infatti membro del consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato Holding, capogruppo di tutte le altre aziende partecipate, da Trenitalia ad Rfi, nonché direttore di Atv».
Zaninelli è tornato nel 2010 nel board, oggi presieduto da Lamberto Cardia, da cui era uscito nel 2007. Quanto a Tosi, non è mai stato molto tenero con la dirigenza delle Ferrovie dello Stato, ed in particolare con l'amministratore delegato Mauro Moretti. «Che cos'hanno fatto le ferrovie per Verona? - chiedeva polemicamente il sindaco nel 2009 in seguito ad una polemica sullo scalo merci - Questo il primo esempio che mi viene in mente: hanno continuamente depotenziato le Officine Ferroviarie, portando lavoro ed occupazione altrove e impoverendo un nodo strategico di valore internazionale come il nostro». Lo stesso è accaduto con la direzione compartimentale. Da qualche tempo è sparito anche il presidio della Polfer da Porta Vescovo. L'unica consolazione sono i lavori in corso per il restyling della stazione Porta Nuova, portati avanti da Grandi Stazioni: ci saranno molti più negozi, ma molti meno ferrovieri.
Alessio Corazza

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