DOMEGLIARA. La stazione è considerata pericolosa per il deposito di gpl da cui partono e arrivano diverse cisterne al giorno . Treni carichi di gas, frazione a rischio

DOMEGLIARA. La stazione è considerata pericolosa per il deposito di gpl da cui partono e arrivano diverse cisterne al giorno . Treni carichi di gas, frazione a rischio
Un ferroviere: «È un porto nella nebbia, ma nessuno ci pensa fino a quando non accadrà una tragedia come a Viareggio»

Dopo la tragedia sfiorata nella stazione di Porta Nuova, che ha rimandato alla mente l'esplosione avvenuta sui binari di Viareggio il 29 giugno scorso dove hanno perso la vita 32 persone, l'allarme sicurezza si allarga a macchia d'olio.
Sono gli stessi ferrovieri, quelli che tutti i giorni mettono la propria vita sui treni e lungo le tratte percorse da convogli carichi di materiale potenzialmente esplosivo o nocivo, a fare la mappa dei luoghi più pericolosi della provincia.
E tra questi, oltre al ben noto interporto Quadrante Europa, dove ogni giorno transitano quintali di liquidi e gas più o meno letali, c'è anche una piccola frazione del Comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella: Domegliara.
Con i suoi 3.500 abitanti, il paesino è in realtà al centro di importanti scambi commerciali e industriali lungo la direttrice Modena-Brennero e non a caso è sede di numerose aziende che lavorano il marmo, il legno e i metalli.Da questa piccola stazione, transitano ogni giorno dai 25 ai 30 treni carichi di merci pericolose. Una parte di queste cisterne è diretta a un importante deposito gas propano liquido (Gpl), gestito dalla società Areagas srl. Il tutto a poche centinaia di metri dalle abitazioni e da aziende dove si taglia il marmo, il legno o si fanno profilati di metallo. «Insomma, le scintille in questa zona si sprecano e basterebbe una minima perdita lungo il tragitto di una delle cisterne cariche di gas per far saltare tutto in aria».
A sostenerlo è un ferroviere che tutti i giorni attraversa la zona ed è consapevole dei rischi che corre. E dice: «Praticamente la stazione di Domegliara è un porto nella nebbia, è una brutta situazione e tutto va bene fino a quando non succederà una tragedia».
Precisa infatti: «Il problema non è tanto il deposito di gas, all'interno del quale ci sono sicuramente regole ferree di sicurezza, ma i carri che vanno e vengono da quell'area che, tra le altre cose, devono attraversare anche la galleria tra Domegliara e Dolcè, e sui cui controlli e accertamenti io non metterei le mani sul fuoco», aggiunge, «infatti con la privatizzazione, la responsabilità della manutenzione ricade sulle società che gestiscono il noleggio del mezzo per cui tutto si limita all'autocertificazione delle revisioni».
Anche Claudio Capozucca, segretario regionale di Fit Cisl, conferma questa procedura e dice: «Su tutto ciò che è rotabile, i controlli li fa Rfi (una società del gruppo Ferrovie dello Stato), ma su ciò che attiene l'integrità delle cisterne la competenza è delle società private. Ci sono ormai 42 imprese ferroviarie di trasporto che si autocertificano per cui le Ferrovie hanno perso la filiera del controllo. C'è un'agenzia di controllo, cui siamo spesso noi ferrovieri a fare le segnalazioni».
Capozucca però non punta il dito sui trasportatori ferroviari, anzi fornisce un dato ancor più allarmante: «Non è giusto pensare solo al gas che viaggia su rotaia, ma anche a tutti i mezzi su gomma che viaggiano sulle strade, spesso guidati da autisti stranieri, con patente straniera e con cisterne immatricolate all'estero. Infatti su dieci cisterne nel territorio italiano, nove viaggiano sulle strade dove ci sono ancora meno controlli che sui binari».
Ma precisa: «Il problema di Domegliara su cui ci siamo battuti come sindacato, purtroppo inutilmente, è il presidio costante di un capostazione preparato alle misure di emergenza». Il sindacalista precisa infatti che nel corso dell'ultima trattativa aziendale, la Cisl ha sottoposto a Rfi il Piano d'emergenza che prevede il presidio per 168 ore settimanali mentre Rfi ha autonomamente ridotto la presenza a 40 ore settimanali, dal lunedì al venerdì, «senza ammettere replica», dice Capozucca.
Intanto nella presidiatissima Areagas, munita di un importante servizio di videosorveglianza, i responsabili sono tranquilli. Fabrizio Galeotti, direttore generale responsabile tecnico gestore, spiega che l'azienda controlla i mezzi in entrata e in uscita e risponde a tutte le procedure previste dalla cosiddetta «legge Seveso», ovvero la 334 del 1999. e di ottemperare a tutte le disposizioni del Piano di emergenza della Provincia, depositato in prefettura.
Un maggiore controllo per evitare altre tragedie come quella di Viareggio, dovrebbe quindi ricadere sulle imprese di trasporto ferroviario le cui garanzie di sicurezza, attualmente, si basano quasi esclusivamente su certificazioni pagate dalle aziende stesse.
Giorgia Cozzolino

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