Cultura, Nordest capitale Ma Vicenza dove sta?

Nel meeting dello scorso 1 ottobre al Cuoa è emerso con unalimpidezza a tratti disarmante che la candidatura di Venezia e del Nordest acapitale europea della cultura 2019, è oggi, in un quadro di disgregazionesociale e recessione economica, l'unica cornice in cui questa triregione mainata, si confronta. E cerca, sulla base di una consapevolezza condivisa, diorganizzarsi in rete, di connettersi sia con infrastrutture hard che soft,persino di progettarsi su convergenze. Una specie di miracolo, che va ascrittoall'infaticabile passione di Filiberto Zovico, ideatore e animatore della fasenascente della candidatura. Ora il seme dovrebbe fruttificare. L'ingaggio diquell'eccezionale operatore culturale che è Maurizio Cecconi fa ben sperare.

Il taglio scelto nel meeting è consono alla grandetrasformazione che il Nordest, obbligato dalla crisi, dovrà affrontare.L'evoluzione del sistema produttivo subirà delle scosse terribili, in cui lacultura come repertorio di conoscenze innovative, di cui la sensibilitàestetica è il detonatore, sarà protagonista del cambiamento: «Stiamo evolvendoda un mondo in cui la prosperità dipendeva dal vantaggio naturale… a un mondoin cui la prosperità dipende dal vantaggio creativo, che deriva dall'esserecapaci, più efficacemente che in altri luoghi, di usare e mobilitare lacreatività per innovare in aree specializzate», così Charles Landry, prima emeglio di Florida, nel suo straordinario City Making.

Quindi il lavoro creativo come base di filiere di nuovilavori produttivi: questo è lo scenario del ruolo della «cultura», con enormiresponsabilità verso i giovani e le loro prospettive occupazionali. Questoscenario chiama in causa le «nuove fabbriche», le città e le reti. L'altra seraavevo bisogno di fermarmi in albergo a Pordenone, non si trovava un postolibero per le Giornate Internazionali del Cinema Muto. Un evento meraviglioso,partorito dalla mente di pochi «sognatori»: richiama amatori dai cinquecontinenti, ma oltre alla gioia di ristoratori e albergatori, ha fertilizzatoun territorio che oggi è uno dei distretti mondiali delle tecnologiemultimediali. È un caso? Venezia non ha bisogno di altro turismo, ma il Nordesteccome, e proprio di questa qualità!

Al meeting per il Vicentino l'unica città presenteistituzionalmente è Schio, sindaco, giunta, maggioranza e opposizione. Glialtri, come diceva Virgilio Scapin, «affondati e dispersi»? Noi «berici» inquesta candidatura siamo società civile: imprenditori creativi come Bonotto,Adacta, professionisti come Cibic, Seganfreddo e Sbalchiero, sindacalisti(Cisl), tanti altri. E le istituzioni? E le città? Nella prospettiva del 2019non c'è dubbio che la Basilica Palladiana, il Civico di Schio e il Rivoli diValdagno, i Musei di Bassano, le Ville e le imprese design di Marostica,Montecchio e Arzignano o dell'Area Berica dovrebbero diventare le nuovefabbriche del vantaggio creativo.

Per quel che riguarda le reti infrastrutturali valga unultimo aneddoto. Questa candidatura non è la prima in senso assoluto. Nel 1996coordinavo un comitato di cui facevano parte la Regione Veneto, leProvince e città di Venezia, Padova, Treviso e Vicenza per puntare a candidarcicapitale del Congresso dell'Unione mondiale degli architetti otto anni dopo. Ilprogetto si fondava proprio sull'idea di «città reticolare» e fu presentato,quell'anno, al Congresso che si svolgeva a Barcellona. Risultato? Fummosconfitti da Berlino. Non convincevano le reti di collegamento tra le quattrocittà. 1996…2011…2019

di Luca Romano Local Area Network

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