Croupier come «operai», contratto da cambiare. Orsoni ai sindacati: il Comune sta facendo sacrifici, dovete farli anche voi
VENEZIA — Delle due l'una: o si cambia contratto o si privatizza. La semplificazione forse è un po' troppo dura, ma è questo il senso del primo incontro tra sindaco, Casinò e sindacati che vogliono evitare a qualsiasi costo la gestione della casa da gioco da parte dei privati. Ma per farlo le regole devono cambiare davvero, andando ben oltre a quanto è stato fatto l'estate scorsa con l'eliminazione di alcuni privilegi, gli incentivi all'esodo e un piano di rilancio della spa.
Basta un solo elemento per capire la rivoluzione che in qualsiasi caso scatterà a Ca' Vendramin. Se è vero che l'amministratore delegato Vittorio Ravà ha sottolineato l'intenzione dell'azienda di muoversi nel percorso inverso a quello della Fiat (che ha abbandonato il contratto nazionale per sceglierne uno aziendale), è anche vero infatti che la casa da gioco è pronta a utilizzare il contratto dell'industria o del commercio per inquadrare croupier e addetti alle slot. D'accordo non potranno mai essere paragonati a commesse o operai, però tutele e diritti dovranno partire da là. Se si aggiunge poi che l'intenzione è quella di rivedere il sistema premiante che parte da basi definite molti anni fa non più corrispondenti al trend dei fatturati all'incidenza del costo complessivo del lavoro sugli incassi, allora il quadro è chiaro. Per capirci i premi scattano al raggiungimento degli 88 milioni di incassi, quando questi nell'ultimo anno (il peggiore) sono stati di 147. Insomma una svolta epocale necessaria per poter riorganizzare la casa da gioco, riducendo i costi e potendo gestire meglio gli incassi e programmare seri investimenti che possano far aumentare l'attrattività sia di Ca' Vendramin che di Ca' Noghera. Così facendo l'obiettivo è quello di evitare la privatizzazione.
«Il consiglio comunale non ha escluso forme di sub concessione, ma ha anche indicato preventivamente la strada dell'efficientamento e del rilancio dell'azienda — ha detto il sindaco ieri mattina —. In queste ore la stessa operazione si sta compiendo all'interno dell'amministrazione per uno sforzo condiviso verso una maggiore efficienza e razionalizzazione della macchina comunale e delle sue azienda. Anche a voi chiediamo uno sforzo straordinario per una gestione corretta per il patrimonio pubblico». Il tempo per trovare l'accordo è pochissimo se lo stesso Orsoni ha detto di voler proprorre al consiglio comunale una valutazione sulle ipotesi che ci sono per rilanciare il Casinò a marzo.
Non a caso già la prossima settimana ci sarà un nuovo confronto dove probabilmente la casa da gioco presenterà una vera proposta. «Non è un ultimatum ma il tavolo deve capere se in un mese si possa delineare una ipotesi di accordo», ha detto chiaramente Ravà ai sindacati. Oltre al nuovo contratto ci saranno regole diverse per la pensione: chi ha già i requisiti per farlo dovrà lasciare il lavoro permettendo a nuovo personale (anche neo assunto) di operare. A stipendio più basso naturalmente.
F.B.