«Crisi, rischio di licenziamenti di massa». Cassa integrazione agli sgoccioli per 14 aziende. I sindacati: «Pensiamo agli operai anziché a prolungare l'A27».
«Crisi, rischio di licenziamenti di massa». Cassa integrazione agli sgoccioli per 14 aziende. I sindacati: «Pensiamo agli operai anziché a prolungare l'A27».
BELLUNO - Stavolta non è questione di iettatori o disfattisti: i numeri sono numeri e quelli della crisi, aggiornati ad agosto 2010, provengono dritti da Veneto Lavoro. E raccontano di un Bellunese ancora invischiato in un quadro congiunturale sfavorevole, con ripresine a macchia di leopardo. E con la spada di Damocle del termine (per esaurimento), prima della fine dell'anno per 14 aziende su 17, della cassa integrazione straordinaria. Poi, o ci si inventa qualcosa o sono guai.
In piazza La manifestazione dell'anno scorso per la crisi Acc.
Tornando ai numeri, il report sull'impatto occupazionale segna ancora tempesta. Tra gennaio e agosto 2010 sono state autorizzate 2,7 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, contro i 5,6 dello stesso periodo 2009; ma le cose precipitano con la straordinaria: 2,2 milioni nei primi otto mesi di quest'anno contro le 451mila dello stesso periodo dello scorso. Nel confronto fra i due periodi, va meglio quella in deroga: 188mila contro 337mila ore. «L'ultima dura sei mesi - commenta il segretario della Cgil locale Renato Bressan -; l'abbiamo ottenuta per imprese piccole, che poi scompaiono senza troppo rumore».
Ma a far paura è il tragitto forzato, il passaggio dalla cassa ordinaria alla straordinaria: prima si «consuma» l'una, poi l'altra. E dopo? «Stiamo a vedere - continua Bressan - perché qui il problema non sono solo le chiusure; ma le aziende che non nascono. Una crisi strutturale, non ciclica; ma la politica pensa che si risolva da sola. "Prima o poi passerà", un motto che dura dall'ottobre 2008; mentre la nostra "contabilità" vede ancora cessazioni, e più disoccupati. Piattaforme logistiche, infrastrutture materiali e immateriali, come la banda larga; ricerca e sviluppo; e anche due chiacchiere con le banche, che non sganciano un euro: queste le cose da fare. E invece si pensa al prolungamento dell'A27».
D'accordo, ma nell'immediato che succede? «Diverse imprese metalmeccaniche - dichiara Luca Zuccolotto della Fiom - terminata la cassa straordinaria, non hanno chiuso. E' possibile, anche probabile, ma non sempre accade: dipende dall'azienda. La Sest di Limana l'ha terminata ametà novembre, la Sosvi di Ospitale di Cadore il 27 dicembre, l'Imv di Quero a metà settembre: con l'ultima, per esempio, si è definito un piano di mobilità su base volontaria; alla fine sono "usciti" sei lavoratori. Alla Acc di Mel siamo in deroga, con altri due anni di cassa per riorganizzazione. Insomma, non sempre finisce col licenziamento collettivo: c'è il contratto di solidarietà, che però alle aziende non piace perché vincolante; e la cassa per ristrutturazione, che tuttavia ha un iter piuttosto complicato».
Più pessimista Nicola Brancher della Femca-Cisl: «La vedo difficile, soprattutto per piccole aziende dell'occhialeria tra i 15 e il 60 occupati. Bisognava fare prima "massa critica", trovare con i ministeri soluzioni di comparto. Ma anche i sindacati mancano di coordinamento, e siamo sottodimensionati: si perde troppo tempo nell'organizzazione, poco nella tutela».
Insomma, il rischio del licenziamento collettivo resta. «Mi risulta però - chiosa l'assessore provinciale competente Stefano De Gan - che solo due su 14 stiano per serrare. Per il resto, si vedrà azienda per azienda».