Crisi, aumentano gli stranieri che rimpatriano le famiglie

Moltiplicato per sei dal 2008 il numero di persone che chiedono un aiuto

VENEZIA - Alla casa di accoglienza Betlemme, nel cuore di Venezia, nel 2010 sono arrivati cinque padri. Separati e con l'assegno di mantenimento da pagare, non ce la fanno a mantenersi una casa ma nemmeno a vivere per strada. Così hanno chiesto, e ottenuto, un letto alla Caritas. A Mestre, invece, arrivano molti padri stranieri. Sono in cassa integrazione o hanno perso il lavoro e chiedono un aiuto per acquistare i biglietti aerei per la moglie e i figli: in tempi di ristrettezze, meglio che tornino a casa.
Caritas e Fondazione Zancan hanno raccolto i dati delle richieste di aiuto e di microcredito degli ultimi tre anni in Veneto. E il quadro che ne esce è allarmante. Nel 2008, alle nove diocesi venete si sono presentate poco più di 500 persone a chiedere sostegno economico, nel 2009 il numero è cresciuto di sei volte con 3 mila casi e nei primi sei mesi del 2010 la Caritas ha assistito ben 3.175 persone. «Il disagio sta crescendo in maniera esponenziale», ha spiegato Paolo Frison, curatore della ricerca. Le domande di aiuto si concentrano nelle città capoluogo di provincia, dove la rete dei servizi è più capillare. Il profilo di chi si presenta alla Caritas è simile in tutto il Veneto. Per il Fondo straordinario arrivano per lo più uomini (74%) di cui il 69% è di origine straniera. L'età media si attesta sui 41 anni, oltre la metà ha figli. Al microcredito, invece, si avvicinano sia uomini ( 5 3 %) che donne (47%), la percentuale di stranieri scende al 60 e l'età si alza a 43 anni. I motiviso no quasi sempre glistessi: lo stipendio non basta ad arrivare a fine mese. Il 70% però riesce a restituire i soldi. Per il Veneto, dal 2008, la Caritas ha messo ha disposizione più di 7 milioni di euro, di cui 4 già erogati.
«Il sistema di welfare va rivisto, serve meno assistenzialismo e più reinserimento sociale - riassume Tiziano Vecchiato, direttore di Fondazione Zancan - in Italia e in Veneto solo l'1,8% esce dal disagio mentre in Europa il 60». Due le proposte di Vecchiato: i Comuni eroghino contributi solo a chi ha bisogno e il resto vada in servizi e, in secondo luogo, lo Stato dia ai territori quell'85 per cento di fondi per il sociale che rimane a Roma.
A chiudere la giornata di studio, il saluto del patriarca Angelo Scola. «Otto milioni di italiani stanno pat e ndo la crisi e i giovani non hanno prospettive per il futuro - ha detto - l'Italia è ferma dagli anni '90, servono interventi strutturali delle istituzioni che devono tenere conto della ricchezza del lavoro della società civile».

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