Credito e territorio. In un convegno della Cisl è stato ribadito il ruolo delle banche nella ripresa produttiva a Verona. E il presidente del Banco Popolare rilancia

Credito e territorio. In un convegno della Cisl è stato ribadito il ruolo delle banche nella ripresa produttiva a Verona. E il presidente del Banco Popolare rilancia
«Polo finanziario, il progetto non si butta». Fratta Pasini: «Le istituzioni rimangono e l'idea è valida» Bianchi: «Gli imprenditori investano nelle loro aziende»

Le banche si impegnino a rimanere vicini alle imprese e al territorio veronese in modo responsabile per aiutare la ripresa produttiva, contando magari su redditività e marginalità inferiori rispetto a quelle della pre-crisi. Consapevoli però che serve una maggiore regolamentazione dei mercati finanziari globali, in cui le regole valgano per tutti, dal Banco Popolare alle Bcc come la Banca di Verona, passando per le banche d'affari americane come la Goldman Sachs, che anche in questi mesi ha fatto miliardate di profitti con le leve finanziarie.
POLO FINANZIARIO. E poi: il polo finanziario a Verona si potrà fare quando l'economia si riprenderà, anche perché qui le realtà per attuarlo ci sono, magari in un altro luogo e da altre persone. È quanto è emerso ieri in un convegno organizzato dalla Cisl di Verona su «Il ruolo delle banche nella ripresa produttiva: Verona è da considerarsi ancora la seconda capitale finanziaria d'Italia?» a cui hanno partecipato Carlo Fratta Pasini, presidente del Consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Stefano Bianchi, presidente del Credito Cooperativo Cadidavid - Banca di Verona, Ferdinando Albini, vicepresidente della Camera di Commercio di Verona e Giuseppe Gallo, segretario nazionale Fiba-Cisl. I lavori sono stati introdotti dal segretario della Cisl Verona Massimo Castellani e moderati da Patrizio Del Prete della Ust-Cisl. «Il Polo finanziario non si è fatto ma le istituzioni e l'idea rimangono valide», ha spiegato Fratta Pasini, «non buttiamo via tutto, non escludo che quando il ciclo economico si inverte il progetto possa essere ripreso, le persone saranno diverse ma le istituzioni le stesse».
LEGAME BANCHE-IMPRESE. Fratta Pasini e Bianchi hanno poi ribadito lo stretto legame tra banche, imprese e territorio: se vanno bene le aziende vanno bene anche le banche. «Il sistema bancario ha mantenuto gli impieghi anche a fronte della crisi dell'economia reale», ha precisato Fratta Pasini, che ha anche avvertito: «questo legame e ruolo di intermediazione che all'inizio della crisi finanziaria ha tutelato in parte il sistema bancario italiano dai crac, e infatti ci siamo sostanzialmente salvati da soli, ecco questo ora, con il calo dei fatturati delle aziende e la loro difficoltà di investire, sta mettendo a dura prova anche il nostro ruolo specialmente se sui mercati globali vincono sempre i soliti modi che hanno creato queste bolle. Quello che ci preoccupa ad esempio in questo momento», ha sottolineato il presidente del Banco, «è che qui a Verona sia difficile se non impossibile trovare un imprenditore edile che chieda una fidejussione per dei lavori. Bisogna che affrontiamo i temi con concretezza e usare con discernimento la leva finanziarie».
Secondo Bianchi, che ha spiegato la vocazione più localistica delle Bcc, le banche sì devono rinforzare il ruolo di intermediazione e limitare quello speculativo finanziario, ma anche le aziende sono chiamate a cambiare la loro mentalità e «puntare a reinvestire gli utili e i profitti non in leve finanziarie ma nella loro azienda, anche le imprese quindi devono cambiare e innovare». Questa la lezione da trarre dalla crisi attuale.
AZIENDE CHIEDONO FIDUCIA. Ma cosa chiedono le aziende veronesi alle banche? «Chiedono soprattutto la fiducia», ha risposto Albini, che ha illustrato come la Camera di Commercio abbia stanziato 9,5 milioni di euro all'anno per agevolare le imprese ad accedere al credito, in modo particolare attraverso il finanziamento ai Confidi e ai progetti di innovazione delle aziende scaligere (già 500 le richieste, solo 300 quelle coperte). Albini ha poi lamentato il fatto che il 94,8% delle 100 mila aziende scaligere iscritte in Camera di Commercio sono pmi e «non va a Milano a chiedere i finanziamenti, e deve fare i conti con i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione e dei ribassi fino al 46% nelle gare per gli appalti pubblici degli enti locali, su questo magari le banche potrebbero trovare delle nuove formule di anticipo fattura».
E il ruolo degli osservatori del credito attivati dalle Prefetture? «Questo strumento, voluto anche dalla Cisl», ha precisato Gallo, «dovrebbe avere non solo una funzione sanzionatoria ma proattiva, andando cioè a verificare se le banche usano realmente le leve di sviluppo per il territorio o solo per gli azionisti». P.D.B.