Costruzioni. Presentazione del rapporto congiunturale dell'Ance regionale: settore ai minimi storici e il 2011 non prevede miglioramenti. Il presidente attacca

«Edilizia in ginocchio. Politica inadeguata». In Veneto investimenti a -22%. Occupati: -30 mila Pelliciari: «Inefficienza e ritardi di enti pubblici» Zaia: «Presto nuovi appalti e meno burocrazia»

In Veneto le risorse 2009-2011 per lavori pubblici crollate del 70%Il settore delle costruzioni in Veneto ha toccato i minimi storici tanto che per il quinto anno consecutivo gli investimenti sono caratterizzati dal segno meno, che arriva a -22% nel periodo 2008-2011, quattro punti percentuali in più della media nazionale. E quanto è emerso ieri a Venezia alla presentazione del rapporto congiunturale dell'Associazione nazionale costruttori edili (Ance) del Veneto.
CROLLO DEI LAVORI PUBBLICI. Nel solo 2010 in Veneto - secondo l'Ance - si stima una diminuzione degli investimenti in costruzioni del 6,4% su base annua; per il 2011 è previsto un ulteriore calo del 2,4%. Un quadro che si riflette con effetti pesanti sull'occupazione: nella regione sono stati circa 23mila i posti di lavoro persi dall'inizio della crisi. Tenendo conto anche degli effetti sui settori collegati alle costruzioni, l'Ance stima un calo complessivo di circa 31mila occupati. Per quanto riguarda i lavori pubblici, le risorse disponibili (media nazionale) nel triennio 2009-2011 saranno diminuite del 30% mentre nel Veneto il calo sarà superiore del 70%.
Ed è proprio verso la politica che il presidente dell'Ance Veneto, Stefano Pelliciari, che rimarrà in carica fino al 17 marzo. Poi subentrerà Luigi Schiavo che ieri in chiusura dei lavori Luigi Schiavo ha riconosciuto il grande lavoro fatto da Pelliciari e e ha ribadito il suo obiettivo: «proseguire nel solco delle buone cose già avviate puntando a un rafforzamento del ruolo di Ance Veneto nei rapporti con la Regione».
POLITICA SOTTO ACCUSA. Le cause principali di questa crisi del settore? Pelliciari non ha dubbi: spreco e cattiva distribuzione delle risorse pubbliche, centralismo e poca autonomia finanziaria da parte degli Enti locali, oltre agli effetti del Patto di Stabilità che blocca 280 milioni nei Comuni del Veneto nel 2011 e 350 milioni nel 201.
E inoltre c'è da aggiungere, ha detto Pelliciari, «l'inutilizzo dei fondi Fas e dei Fondi strutturali e l'inefficienza e i ritardi della pubblica amministrazione». «Sono tutti aspetti o politiche - ha affermato - che hanno sottratto risorse, già previste e disponibili, al territorio e quindi aggravato la crisi».
«Seguiamo l'attualità sul bilancio e sulla spesa pubblica, sia nazionale che regionale - ha aggiunto - non ci illudiamo, e non chiediamo di avere sussidi economici. Ma non possiamo più permetterci il lusso di non sbloccare le risorse già disponibili o di non attuare quelle riforme senza costo in grado di restituire competitività al settore delle costruzioni». E quindi l'affondo di Pelliciari: «A dispetto delle nozioni di politica economica più elementari, il settore delle costruzioni è stato accompagnato in questi anni da politiche pubbliche che hanno avuto un effetto pro-ciclico».
LA RISPOSTA DI ZAIA. E la risposta della politica regionale non si è fatta attendere. Il governatore Luca Zaia è arrivato nel bel mezzo dei lavori e ha subito preso la parola assicurando che ci sarà l'impregno della Regione ad aumentare la committenza pubblica senza però sforare l'indebitamento.
Sul piano delle opere, Zaia ha ricordato che sono in vista grandi operazioni sul fronte della sanità con gli ospedali di Verona e Treviso ma, in prospettiva, anche con le grandi opere relative alla realizzazione della Tav. Non secondario, ha ricordato il governatore, anche quanto in prospettiva sarà da fare per il riequilibrio del territorio dal disseto idrogeologico.
La Regione del Veneto ed il Governo hanno allo studio un'operazione per portare investimenti per opere a difesa del territorio stimate in 2,5 miliardi di euro. Zaia ha detto di aver parlato dei danni dell'alluvione in Veneto e della necessità di interventi di ripristino sul territorio con il ministro all'economia Giulio Tremonti, per studiare il modo di reperire i fondi necessari.
I SOLDI PER L'ALLUVIONE. Zaia ha anche sottolineato come il Governo, ad inizio emergenza, avesse stanziato 300 milioni di euro. «Di questi - ha detto - 100 sono andati direttamente ai Comuni che hanno deciso il loro utilizzo in autonomia, mentre 50 milioni sono stati destinati agli uffici del Genio civile».
«I rimanenti 150 milioni - ha aggiunto - verranno utilizzati quando vi saranno i primi conti sul riscontro dell'utilizzo di quanto già dato».
E i ritardi burocratici? Per Zaia, dal punto di vista politico, passi in avanti possono essere fatti con l'approvazione dello Statuto della Regione. Uno strumento che permetterà alla politica di prendere decisioni più rapidamente. Ma risposte positive, secondo il presidente, possono giungere anche grazie al federalismo fiscale, che farà arrivare risorse direttamente sul territorio. Un' aspetto importante - per Zaia - considerato che «oggi - ha detto - lasciamo 17mila miliardi di euro a Roma».
I sindacati infine rincarano la dose. «Associazioni imprenditoriali e politica sono i grandi assenti nella partita di rilancio della filiera-casa», hanno detto ieri in un comunicato congiunto FilleaCgil, Filca Cisl e Feneal Uil.

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