Congiuntura. Pubblicate le anticipazioni del Rapporto 2010 dell'Osservatorio regionale sul mercato del lavoro Pil del Veneto: -4,9% nel 2009 e i disoccupati sono 100mila.
La Regione fa i conti con la crisi: «Il 2010 sarà il banco di prova per un moderno sistema regionale ispirato alla flexicurity»
Veneto 2009: pil -4,9%, caduta di investimenti ed esportazioni; occupazionale in calo del 3-4 %, sia per i dipendenti sia per gli autonomi. Tasso di occupazione al 64,7%, era il 66,4 nel 2008. Disoccupazione: 5% nel terzo trimestre 2009 contro il 3,7 del terzo trimestre 2008. I disoccupati sono più di 100mila.
Sono questi i dati che emergono dalle anticipazioni del Rapporto 2010 dell'ente regionale Veneto Lavoro intitolato «2009: L'anno della crisi. Il lavoro tra contrazione della domanda e interventi di sostegno». La ricerca è consultabile e scaricabile dal sito www.venetolavoro.it.
Nel 2009, si legge in una nota, il saldo tra assunzioni e cessazioni è -53mila, che si aggiungono al -20mila del terzo trimestre 2008. Sul fronte disoccupazione, la ricerca registra «un consistente aumento del flusso trimestrale di persone che si iscrivono tra i disponibili negli elenchi dei Centri per l'impiego (30mila a fronte dei 20mila del periodo pre-crisi). I sussidi di disoccupazione pagati dall'Inps nel 2009 sono stati circa 50mila.
Il ricorso alla cassa integrazione è stato superiore a 82,5 milioni di ore, equivalenti a circa 50mila lavoratori sospesi per tutto l'anno. La spesa per la cig in Veneto (ordinaria, straordinaria e in deroga) supera i 2 miliardi di euro.
«Il calo occupazionale», commentano i ricercatori, «pur consistente e preoccupante, va visto in termini meno drammatici, se si tiene conto del punto di partenza, giugno 2008, in cui l'occupazione dipendente aveva raggiunto in Veneto il massimo storico».
Detto questo, però «praticamente tutto il Veneto è stato coinvolto dalla flessione dell'occupazione dipendente», si legge nel Rapporto, «I dati provinciali mettono in luce anche le (lievi) differenze: i saldi maggiormente negativi sono registrati, in ordine, a Treviso, Vicenza, Padova; seguono Verona e Venezia, "salvate" dalla presenza di settori non, o meno direttamente, condizionati dalla crisi generale; infine, Belluno e Rovigo, anch'esse con saldi significativamente negativi, in proporzione alla loro consistenza demografica».
Veneto Lavoro sottolinea «l'impegno straordinario che la Regione Veneto, attraverso una politica di concertazione con le parti sociali e di coordinamento con le altre istituzioni locali, ha saputo esprimere in questa difficile congiuntura». L'impegno della Regione «per fronteggiare l'impatto acuto della crisi e creare le condizioni per agganciare la ripresa» e basato su «coesione sociale e centralità della persona», è documentato nel settimo capitolo del Rapporto:dal rendere efficace il sistema di ammortizzatori, garantendo la più ampia copertura normativa e finanziaria, per assicurare a tutti adeguata protezione, all'accompagnare il sostegno al reddito con politiche di riqualificazione professionale, destinando circa 70 milioni di euro.
«Il 2010», per l'ente, «sarà un banco di prova decisivo per lo sviluppo di un moderno sistema regionale di politica del lavoro, ispirato ai principi della flexicurity. La sfida può essere vinta, ma richiede risorse e sforzo organizzativo». Una sfida che parte dal dialogo instaurato tra Regione, sindacato e imprese.