Confcommercio e sindacati «Stavolta niente barricate»Il dubbio: Padova e Treviso troppo vicine
VENEZIA — Un benvenuto, in coro. È l'accoglienza di commercianti e sindacalisti alla notizia del nuovo sbarco veneto di Ikea, la grande catena di vendita di mobili e di casalinghi, nella Marca a Casale sul Sile.
Un annuncio ufficiale che spazza via le indiscrezioni sull'interesse della multinazionale svedese per altre aree a San Vendemiano, sempre nel Trevigiano o a Noventa di Piave, nel Veneziano. Siti accanto ad autostrade e relativi caselli (nel primo caso l'intersezione tra l'A27 Venezia-Belluno e l'A28 Portogruaro-Conegliano, l'incrocio tra quest'ultima e l'A4 Venezia-Trieste nel secondo), fondamentali per portare clienti sotto i punti-vendita a caricare i mobili «fai-da-te». Perché la «caccia» al cliente è fondamentale per Ikea che, col terzo negozio del Nordest - a metà strada tra quelli di Padova e Villesse (Gorizia) - vuol acchiappare meglio il Veneto Orientale, il Bellunese, l'Alto Trevigiano, le spiagge veneziane e friulane.
Stavolta sembrano non ripetersi le «crociate» dei commercianti contro i «vichinghi» che si videro qualche anno fa quando aprì il primo mega-negozio a Padova Est. Nonostante il nuovo Ikea sia destinato a diventare il più grande del Nordest. «Preoccupati? E perché? - chiosa Massimo Zanon, presidente regionale di Confcommercio - Problemi di concorrenza non ne vedo: chi vende mobilio di livello medio-basso come Ikea è sparito, i negozianti di fascia alta hanno un mercato diverso. Poi parliamo di un grande gruppo internazionale che porta sviluppo e lavoro. L'unico rischio possibile è per l'impatto urbanistico-ambientale. Magari se, come accaduto altre volte, viene gestito con forzature». Pericoli che vede Alberto Marchiori, presidente provinciale di Confcommercio a Pordenone, «allenatosi» con lo store di Villesse. «Nelle fabbriche dismesse abbiamo messo i centri commerciali - si domanda - ma se dovesse chiudere una di queste strutture? E potrebbe accadere. A me questi centri Ikea sembrano un po' troppo vicini per non "cannibalizzarsi" tra loro».
E che, alla fine, i supernegozi possano «rubarsi» clienti tra loro lo teme anche Ferruccio Fiorot, reggente regionale della Fisascat, l'organizzazione di categoria della Cisl: «Nel weekend sono strapieni, ma durante la settimana la crisi si fa sentire pure lì».
Di equilibrio col resto del tessuto commerciale, rispetto dell'ambiente e tutela dei lavoratori da un'eccessiva flessibilità, specie di orari e di aperture domenicali, parla il segretario veneto della Filcams-Cgil, Adriano Filice. «Però in Ikea abbiamo ottime relazioni sindacali con l'azienda - precisa Filice - A Padova è stato appena rinnovato il contratto aziendale, con premio per i dipendenti e buone norme sui turni».
Oltre ai benefici per addetti e clienti c'è chi, come Paolino Barbiero, segretario generale provinciale della Cgil a Treviso, evidenzia i vantaggi per tutta l'economia locale. Partendo dal presupposto che, nel Nordest, l'Ikea ha una catena di fornitori che gli garantiscono il 6% del volume degli acquisti in tutto il mondo. «Per esempio, con gli svedesi lavora quel settore della componentistica per mobili nell'Opitergino-Mottese che guarda caso è uno dei pochi a tenere e spesso a crescere - analizza Barbiero - Poi tra quelle 1.300 assunzioni che promettono potranno inserirsi tanti giovani, donne e magari qualcuno dei tanti disoccupati». Dal sindacato sperano che la costruzione del nuovo polo Ikea avrà una ricaduta su tutta la filiera dell'edilizia veneta: l'investimento genererà un giro d'affari superiore al miliardo di euro.
Gi. Sc.