Comunità montane in cerca di un rilancio. Svaluto Ferro dell'Uncem: «Ma la Regione deve decidere cosa fare di questi organismi»
Comunità montane in cerca di un rilancio. Svaluto Ferro dell'Uncem: «Ma la Regione deve decidere cosa fare di questi organismi»
Per ora Venezia ci trasferisce il minimo per andare avanti, mentre senza federalismo non si sa che risorse avremo
BELLUNO. Una luce fioca all'orizzonte. Una piccola luce, ma c'è. E' la prospettiva a cui guardano le comunità montane bellunesi. Fino a pochi mesi fa, i presidenti andavano dicendo che a fine dicembre avrebbero chiuso i battenti, che da gennaio non ci sarebbero più stati soldi per andare avanti, pagare gli stipendi, tenere aperte le sedi, fare interventi. Qualche soldo è arrivato, ma soprattutto c'è stata una pronuncia della Corte Costituzionale che ha letteralmente salvato le Comunità montane. «Possiamo anzi pensare ad un loro rilancio», spiega Pierluigi Svaluto Ferro, che fa parte della giunta dell'Uncem.
Ma il rilancio deve passare attraverso due strade, una a livello nazionale e una a livello regionale.
«Purtroppo - spiega Svaluto Ferro, che è presidente della Cm del Centro Cadore - la Regione Veneto è indietro anni luce. E' l'unica regione (con la Puglia) che non ha ancora deciso cosa fare delle Comunità montane. Di recente, in un incontro a Valle di Cadore, sia Toscani che Bond hanno detto, esprimendo il pensiero dei loro gruppi politici Lega e Pdl, che prima bisogna fare lo statuto, poi si parlerà di comunità montane; che sono d'accordo per mantenerle in vita ma che per la legge ci vorrà tempo, forse si arriverà all'estate. Per ora la Regione ci trasferisce il minimo indispensabile per andare avanti, per mantenere le strutture, ma non ci saranno le risorse per fare dell'altro».
L'altro fronte è quello nazionale, cioè il federalismo. Non sono ancora stati emanati i decreti attuativi della finanza locale. Anche in questo caso si parla dell'estate o addirittura della fine del 2011. Comunità montane e comuni, in pratica gli enti sul territorio, attendono di sapere su quali risorse potranno contare.
E intanto si va avanti, cercando di trovare fondi propri, di risparmiare sui servizi associandosi, di programmare attività per conto dei Comuni. In Centro Cadore i Comuni hanno delegato alla Cm competenze in materia urbanistica, lo sportello unico, la manutenzione ambientale.
Svaluto Ferro è ottimista: «Se siamo riusciti a superare il 2010 che sembrava l'anno in cui le Cm sarebbero state cancellate, passeremo anche il 2011 in attesa che si decida cosa fare di noi. Nel frattempo l'Uncem, unione delle comunità e degli enti montani, ha fatto un accordo federale con l'Anci e questo ci consente di sedere nela conferenza Stato - Regione con una forza maggiore».
Sono i servizi associati una delle strade principali da percorrere per consentire ai piccoli comuni di salvarsi dal baratro dei tagli nei trasferimenti. Ma non solo.
Svaluto Ferro sottolinea anche l'importanza degli interventi sul territorio, quella manutenzione ambientale fatta dagli enti locali nel corso degli anni e i cui effetti positivi si sono visti durante l'alluvione di due mesi fa.
Per due anni le Comunità montane bellunesi hanno usufruito dei fondi del demanio idrico passati dalla Regione alla Provincia e in parte finiti anche alle Cm per un accordo stilato ancora quando c'era la giunta Reolon a Palazzo Piloni. «I soldi li abbiamo avuti e li abbiamo spesi. Sono i comuni che sanno dove c'è la necessità, dove si deve intervenire. Ci stiamo già muovendo in Provincia per avere i trasferimenti anche in futuro. Gli interventi sul territorio non possono essere a spot, devono avere una continuità».
Dario Bond, capogruppo del Pdl in consiglio regionale, ci va cauto. «Ho visto spesso delle buone leggi cadere per dei trabocchetti imprevedibili. Finora la legge regionale sulle Comunità montane non c'è, non è mai stata presentata nelle commissioni regionali. Ci vorranno sicuramente parecchi mesi e molto dipende dal contenuto dello statuto regionale di cui stiamo già discutendo». Per ora le Cm vanno avanti, grazie ad un finanziamento regionale di 1.5 milioni di euro recuperato dagli Ato.
«C'è chi ama la montagna e capisce fino in fondo l'importanza delle Comunità montane, ma c'è anche chi nel Veneto pensa che siano degli enti inutili. I servizi associati per conto dei comuni non bastano per dire che le Cm sono enti indispensabili. Ci vuole dell'altro, servono altre competenze: penso all'agricoltura, al piano di sviluppo rurale, ai controlli sull'Avepa. Per il Bellunese, il ragionamento sulle Comunità montane fa parte anche dell'autonomia amministrativa che si vuole dare alla Provincia».