Colf e badanti, 105 sono per gli stranieri
Sabato 17 Ottobre 2009, Padova - Julia, Alexandra e Samirah lavorano nelle famiglie di Piove di Sacco, accudiscono gli anziani, stirano, cucinano, puliscono. E da oggi hanno un regolare contratto. Fanno parte delle 180 colf e badanti regolarizzate tramite gli sportelli locali di Cgil e Cisl dal primo al 30 settembre di quest'anno, per mezzo della sanatoria del ministro Roberto Maroni. Un procedimento che, secondo i dati della Cgil, ha portato alla luce un dato a prima vista curioso, almeno per i non addetti ai lavori: delle 150 pratiche concluse dal sindacato nella sede piovese (54 per badanti e 96 per colf), 105, ovvero il 70 per cento, sono state avviate da datori di lavoro stranieri e, nella stragrande maggioranza dei casi, connazionali delle donne regolarizzate. Il che significherebbe, almeno sulla carta, che a Piove di Sacco e dintorni le famiglie dotate di collaboratrici domestiche sarebbero più straniere che locali. Che sia vero piuttosto il contrario, è sotto gli occhi di tutti.
Diversamente, i dati della Cisl denotano una situazione più facile da comprendere: delle 27 domande di regolarizzazione portate a termine, il 90 per cento è pervenuto da datori di lavoro italiani e solo il restante dieci per cento da cittadini comunitari o extracomunitari. La Cisl è riuscita pure a stilare una classifica delle nazionalità da cui provengono colf e badanti impiegate a Piove di Sacco e nei Comuni limitrofi. La Moldavia è in testa con il 79,7 per cento, seguono Nigeria, Marocco e Ucraina, tutti e tre con una percentuale che varia dal 6,7 al 6,8 per cento.
Le pratiche concluse a Piove di Sacco dalla Cisl rappresentano il 7,2 per cento di quelle portate a termine dalla stessa sigla sindacale nell'intera provincia, che ammontano a 375 (più di mille, invece, gli accessi registrati ai vari uffici per avere informazioni). I dati locali sono molto simili, in proporzione, a quelli provinciali con un'unica differenza: in città si trovano più colf e badanti senegalesi che marocchine e, in rapporto alla popolazione, meno ucraine e nigeriane.
Federica Bertaggia