«Ci facciamo l'alta velocità da soli». Progetto di industriali e Ance per finanziare l'opera con fondi privati
«Ci facciamo l'alta velocità da soli». Progetto di industriali e Ance per finanziare l'opera con fondi privati Schiavo (Ance) «Lo Stato fino agli anni '90 sosteneva anche il 95% dei costi. Ora la quota è scesa al 50%»VENEZIA. L'alta velocità nel Corridoio V è ormai una priorità irrinunciabile, al punto che il Nordest potrebbe addirittura pensare di «farsela da sé». Gli imprenditori del Veneto, infatti, non sono più disposti ad accettare il «progressivo regresso» dello sviluppo infrastrutturale in atto: «Prendiamo atto che le risorse non sono sufficienti, ma se le grandi opere lo Stato non le può fare, almeno ci lasci fare da soli» propone il presidente della Confindustria veneta, Andrea Tomat, che sottolinea come da tempo gli imprenditori dedichino «particolare attenzione ai problemi infrastrutturali». Una sensibilità - spiega il presidente degli industriali del Veneto - sollecitata da un sistema economico che «vede il proprio sviluppo frenato da carenze sempre più inaccettabili e dalla tendenza, ormai irreversibile, a una sempre minore capacità dello Stato di reperire le risorse da investire in opere pubbliche, comprese quelle già programmate. Si tratta - rincara Tomat - di un progressivo regresso che non possiamo più accettare. Per questo, proponiamo di utilizzare risorse private provenienti dal territorio con una nuova forma di federalismo infrastrutturale». Giovedì, nella sede di rappresentanza della Camera di Commercio Italo-Germanica di Casale sul Sile, nell'ambito del convegno «Obiettivo alta velocità: la Tav ce la facciamo da soli», promosso da Ance Veneto e, appunto, Confindustria regionale, Franco Miller, presidente della Commissione infrastrutture dell'associazione industriale, presenterà un progetto ad hoc. «Lo Stato - spiega Luigi Schiavo, presidente di Ance Veneto - fino agli anni '90 sosteneva anche il 95% dei costi delle opere pubbliche. Ora, nel programma di infrastrutture previste dalla Legge Obiettivo, la quota delle risorse statali è scesa al 50% con tendenza a un'ulteriore riduzione». A fronte di una diminuzione dei fondi, per Schiavo, non è possibile accettare l'idea di un ritardo o, peggio ancora, di un ridimensionamento del piano infrastrutturale del Veneto, necessario alla sua naturale ambizione di diventare piattaforma logistica dell'Europa, fondamentale sia per l'economia nazionale che europea. Si pensi all'interesse della Germania. «Le opere, allora, vanno fatte a ogni costo - prosegue il presidente dell'Ance - facendo squadra tra soggetti istituzionali, enti finanziari e imprese e facendo capire all'Europa che il sistema dei trasporti europei non può escludere e marginalizzare il Nordest, modello di sviluppo e di traino dell'economia nazionale ed europea». L'insofferenza del tessuto imprenditoriale per i ritardi nella realizzazione di grandi opere non coglie di sorpresa il presidente del Veneto: «Capisco e comprendo fino in fondo la presa di posizione del presidente Tomat che interpreta un disagio e un malessere che ormai è sempre più diffuso, non solo negli imprenditori ma anche nella comunità tutta» sostiene Luca Zaia «E' un malessere legato alla nostra impossibilità a muoverci come cittadini di fronte a un ufficio complicazioni affari semplici, frutto di una camaleontica gestione centralistica che da decenni lambisce questo Paese». La strada da percorrere, tuttavia, per Zaia, resta quella del federalismo: «Opere come la Tav e moltissime altre infrastrutture in programma, strategiche per il futuro della locomotiva d'Italia, ovvero il Nord e il Veneto, devono assolutamente essere considerate prioritarie non solo sulla carta, ma anche nei finanziamenti visto e considerato che in un'ottica federale, che speriamo sempre più reale, chi produce deve avere. Purtroppo oggi ancora non è così». Non è altrettanto fiducioso del fatto che il federalismo risolverà i problemi del territorio, il segretario regionale dell'Udc: «Zaia ha trovato l'ennesimo «abracadabra» per gettare fumo negli occhi ai cittadini veneti - sostiene Antonio De Poli - senza una politica programmatoria attenta, anche sul fronte delle risorse, non si riesce a dare risposte. Non c'è verso. L'idea di un intervento pubblico-privato per realizzare le opere non è di per sé negativa, basta che i privati non siano costretti a sostituirsi completamente allo Stato come, invece, sta succedendo in questo caso». (s.zan.)IL MATTINO DI PADOVA