Che cosa serve per creare una capitale
Vicenza capitale della meccatronica? Non basta dirlo e neppure evocare tavoli e assunzioni di responsabilità da parte della Camera di Commercio e delle associazioni di categoria. Per fare rete ci vuole un progetto imprenditoriale di lungo termine e la capacità-possibilità di investire su competenze manageriali di alto livello. Bisogna investire almeno due o tre milioni di euro per cinque anni. Bisogna costruire una squadra di tecnici e di animatori, sui temi dell'innovazione meccanica ed elettronica, che sappia svolgere un ruolo di servizio a valore aggiunto (e "a pagamento"!) per le imprese del settore. Ha fatto bene il segretario vicentino della Cisl Gigi Copiello a porre il problema sul Giornale di Vicenza di ieri. È il suo mestiere. Ma avviare un progetto di sistema e mobilitare investimenti privati nella direzione da lui auspicata è questione difficile e complessa.
Vicenza è stata fino a ieri capitale dell'industria tessile e poi dell'oreficeria. Oggi non ha una identità produttiva specifica. Nel prossimo futuro potrebbe porsi l'obiettivo di diventare capitale riconosciuta della meccatronica, così come hanno già fatto Modena e Reggio Emilia. Ma per raggiungere un obiettivo così ambizioso deve armonizzare interessi e investimenti a diversi livelli.
A livello istituzionale si dovrebbe sottoscrivere un protocollo di intesa tra le forze economiche della città e delle provincia, un impegno a lungo termine a investire sulla nuova identità. Bisogna anche scegliere un business più specifico e in forte crescita. Meccatronica non vuol dire nulla. È necessario trovare una linea tecnologica che susciti più entusiasmo nell'industria manifatturiera o nella meccanica, perché promette di aumentare la produttività dei processi o perché offre lo spunto per nuova generazione di prodotti.
É necessario fare delle scelte. Un esempio? Impianti e tecnologie "green", che puntino a ridurre drasticamente i consumi energetici e i rifiuti dei processi manifatturieri. Attorno a una linea tecnologica di questo tipo sarebbe più facile lanciare un messaggio al mondo, catalizzare progetti imprenditoriali innovativi e forse organizzare qualche fiera.
A livello micro bisognerebbe inoltre costruire accordi di filiera, tra le imprese interessate a questo specifico tipo di automazione industriale. Affinché ne facciano il perno di una nuova offerta commerciale. Ma anche qui è indispensabile trovare un denominatore comune: un modo specifico di misurare la qualità dell'innovazione. Nel caso della "meccatronica green", ad esempio, bisogna definire modalità di misura del risparmio energetico e ambientale. E poi organizzare il confronto e la competizione tra le imprese. Tutto questo richiede investimenti di lungo termine, competenze manageriali e risorse finanziarie. Non si fa con la semplice adesione a un documento programmatico.
A livello intermedio, infine, ed è quello più importante, è necessario trovare competenze di eccellenza tra i tecnici del settore in questione. Qualcuno che abbia un profilo simile a quello del prof. Magnifico o del Faggin degli anni '60 e possa creare reti di competenze operative. Altrimenti mancherebbe un necessario riferimento culturale e la possibilità di produrre conoscenza esclusiva.
Solo se esistono condizioni favorevoli su tutti e tre i livelli si raggiunge l'obiettivo. Fare distretto oggi è questione complessa e non può prescindere dal ruolo che Vicenza intende assumere nel contesto metropolitano regionale, come quartiere accreditato per una specifica identità e competenza tecnica.
Paolo Gurisatti