Cattaruzza: «La norma retroattiva annulla le scadenze dei contratti» Poste Vita, nuovi casi
Cattaruzza: «La norma retroattiva annulla le scadenze dei contratti» Poste Vita, nuovi casi
Adiconsum: «Perdite per oltre 200mila euro»
BELLUNO. Duecentomila euro. A tanto ammonta la somma che alcune famiglie bellunesi hanno investito su Poste Vita e che ora rischiano di perdere se, entro un anno dalla morte dell'intestatario, non chiedono il riscatto di quanto versato. Infatti, passato questo tempo, la polizza "trasloca" nei "conti dormienti", il fondo del ministero dell'Economia per risarcire i risparmiatori vittime delle frodi finanziarie (come Parmalat).
E queste sono solo le segnalazioni giunte all'Adiconsum. Si tratta dei risparmi di una vita di decine di famiglie che in quella polizza vitalizia hanno investito chi la pensione, chi il trattamento di fine rapporto, risparmi che vanno da un minimo di 5000 euro a un massimo di 60mila euro. «Il problema è che nel contratto si precisa che Poste Vita "rinuncia al diritto che prevede la prescrizione di due anni e corrisponde il capitale in caso di morte, purchè la richiesta sia inoltrata entro il termine di 10 anni". Fin qui tutto bene se non fosse che il decreto uscito un paio di anni fa, ma con valore retroattivo, ha eliminato questa clausola del contratto e le persone, ignare, hanno lasciato là i loro soldi anche dopo la morte del loro caro e adesso si trovano senza niente», precisa Alfredo Cattaruzza dell'Adiconsum che aggiunge: «Lo scandalo è la retroattività della norma che penalizza la povera gente. Di questa vicenda, però, se ne parla ancora troppo poco e le persone rischiano di trovarsi con un pugno di mosche, se non stanno all'erta. L'unica via di salvezza, adesso, è sperare che passi nel decreto Milleproroghe un emendamento che sistemi la vicenda», sottolinea Cattaruzza.
Ma le insidie per i consumatori non finiscono qui. Il responsabile dell'Adiconsum, infatti, pone l'attenzione su corsi professionali riconosciuti legalmente che prevedono l'articolazione delle lezioni in due momenti: alcune ore per la parte teorica e altre per quella pratica.
«Abbiamo segnalazione, infatti, di persone che si sono iscritte e hanno pagato questi corsi (oltre 3000 euro), ma che si sono trovate a fare più ore di pratica che di teoria, contravvenendo al contratto», precisa Cattaruzza.
«A questo punto se uno vuole recedere dal contratto non può, perchè siamo di fronte a vere e proprie clausole capestro. Chi vuole seguire questi corsi deve informarsi, prima di investire in iniziative che poi non rispecchiano quanto pubblicizzato». (p.d.a.)