Castro contro Datalogic «Metodo predatorio»
Castro contro Datalogic «Metodo predatorio»
Domenica 12 Giugno 2011, Treviso Il ministro Maurizio Sacconi l'aveva definita «incomprensibile». Ora il senatore Maurizio Castro rincara la dose: per lui, la condotta della Datalogic è «indecente». «L'azienda sta incarnando i peggiori stereotipi delle locuste degli anni Novanta - sottolinea il capogruppo del Pdl in commissione Lavoro -, chiudendo un sito produttivo e licenziando risorse umane competenti e collaborative senza nessuna plausibile ragione industriale od organizzativa e attivando una delocalizzazione opportunistica e predatoria non sostenuta da alcun presidio commerciale sui nuovi mercati di produzione».
Il gruppo bolognese, leader nel settore dei lettori di codici a barre, ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Quinto, trasferendo le produzioni in Vietnam e tagliando 146 posti. Castro ha aggiunto che la ditta ha esibito nei confronti delle istituzioni intervenute e delle organizzazioni sindacali «una muscolarità dopata e volgare» e «brutale iattanza» per le risposte negative alle richieste di un piano industriale «socialmente responsabile»: «Nulla di più e nulla di meno di quanto multinazionali ben più rilevanti hanno fatto qui in Veneto in tempi recenti e in condizioni competitive ben più complesse, da Electrolux a Glaxo, da Indesit a Gatorade», ribadisce il parlamentare.
All'esponente politico, però, non è andato giù neppure il comportamento della Cgil, unico sindacato presente in Datalogic, accusata di aver aperto troppo in fretta la trattativa sugli ammortizzatori (con relative polemiche tra il segretario provinciale Barbiero e l'assessore regionale Donazzan). «Ancora una volta, la Cgil dimostra la sua eccentricità: va tanto paventando per ogni dove la minaccia di imprenditori in guisa di lupi intenti a sbranare i diritti dei sindacati e dei lavoratori che - nota Castro -, quando per sbaglio ne trova uno davvero fatto così, anziché allearsi con altri volonterosi per bastonarlo e cacciarlo dal paese con la coda fra le gambe, si butta tra le sue fauci e scalciando e gridando allontana chi cerca di aiutarla». Con deleteri risultati: «Perché chi pagherà il prezzo di questa sorta si sindrome di Stoccolma della Cgil saranno i lavoratori che in buona fede le han dato fiducia».
Mattia Zanardo