Cassa integrazione straordinaria alla Tms
Il titolare Spinazzè: «Ma non chiuderemo, le commesse stanno arrivando»
SAN DONA'. Tms Spinazzè, chiesta la cassa integrazione straordinaria fino a 70 dei 160 dipendenti dell'azienda sandonatese. Ieri il titolare dell'azienda, sotto il tiro incrociato dei sindacati perché non venivano corrisposte le mensilità, è passata al contrattacco. Spinazzè, che è anche consigliere comunale con il sindaco Francesca Zaccariotto, non ha accettato di essere accusato perché siede in Consiglio, perché non ha pagato gli operai e perché uno di essi si sarebbe tolto la vita dopo la cassa integrazione.
La Cgil ha portato i dipendenti, quasi tutti extracomunitari, e le loro famiglie in piazza e poi in municipio a parlare con il sindaco che anche oggi ha programmato un incontro con i sindacati e la Spinazzè per studiare un piano di aiuti alle famiglie più disagiate. La denuncia è che non venivano corrisposte le mensilità pregresse.
«Noi non chiuderemo - ha spiegato Spinazzè, confortato dall'amministratore delegato, Renato Rosa e dall'amico anche lui consigliere comunale, Beniamino Casonato - adesso ci sono stati degli ordini e l'azienda, che lavora nel settore della meccanica di precisione, ha la possibilità di sollevarsi dalla crisi. La cassa integrazione straordinaria a 12 mesi verrà erogata direttamente dall'Inps e in tempi veloci. Stiamo pagando le mensilità che i dipendenti non hanno percepito nei mesi scorsi. Noi comunque abbiamo sempre aiutato gli operai che vivevano situazioni più difficili, non accettiamo strumentalizzazioni da parte dei sindacati che hanno portato in piazza anche persone che non c'entravano nulla con la nostra azienda allo scopo di provocare, come hanno fatto anche dentro ai nostri uffici a suo tempo. Del resto la crisi è evidente e i primi a non pagare sono le grandi aziende con le quali noi stessi lavoriamo. Ma la Tms andrà avanti».
«Quanto alla morte di un nostro dipendente che si è tolto la vita - conclude Spinazzè - non ci risulta alcuna lettera lasciata ai familiari. Era uno degli operai che avanzava meno soldi, non ha mai prodotto documenti sulla sua famiglia per eventuali detrazioni fiscali. Si è tolto la vita - conclude amareggiato Spinazzè - per altri problemi personali di cui nessuno ha il diritto di parlare o giudicare».
Giovanni Cagnassi