Cassa integrazione, mille per cento in più

Cassa integrazione, mille per cento in più
Dato choc che fotografa la situazione delle aziende bellunesi: «Servono risposte»

BELLUNO. In un anno il ricorso alla cassa integrazione è aumentato di circa il mille per cento. E' questo il dato choc illustrato dai sindacati in vista delle celebrazioni per il 1º maggio, quest'anno meno "festa" del solito, vuoi per il terremoto d'Abruzzo, vuoi per la crisi economica.
A Belluno più che altrove. Su cinque milioni di ore di cassa integrazione ordinaria chieste all'Inps di Venezia, oltre un milione arrivano dal Bellunese. Un record assoluto. «Il governo deve trovare risposte adeguate», l'appello che Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato dallo stabilimento dell'Ideal Standard di Trichiana. Venerdì prossimo i sindacati scenderanno a l'Aquila.
Si fatica persino a pronunciarla. E' la percentuale che la cassa integrazione ordinaria ha raggiunto in provincia di Belluno. In un anno il ricorso al principale ammortizzatore sociale è aumentato del 991 per cento, dato che colloca il Bellunese al vertice della classifica regionale, e tra i primi posti di quella nazionale. Secondo la Uil al ventitreesimo. Il confronto - davvero impietoso - è con i primi tre mesi del 2008.
Un dato ancora più choccante se si guarda all'intero Veneto, come ha sottolineato - dati alla mano - Renato Bressan della Cgil. All'Inps di Venezia infatti sono state inoltrate richieste di cassa integrazione ordinaria per un totale di cinque milioni di ore. Ebbene, quasi un milione e diciotto mila arrivano dalle aziende bellunesi.
Calcolatrice alla mano, si tratta del venticinque per cento del totale per una popolazione - e di pari passo una manodopera - che è soltanto il cinque per cento di quella regionale. A essere interessate dalla cassa sono centoquaranta aziende.
E' con queste premesse che i sindacati bellunesi sfileranno venerdì prossimo all'Aquila per la festa dei lavoratori. Tra le richieste c'è quella di dare corso al pacchetto anticrisi varato tre mesi fa. «Manca il decreto attuativo e finora non si è visto nemmeno un euro, a dispetto delle rassicurazioni del ministro Sacconi», ha sottolineato Bressan. A farne le spese soprattutto i lavoratori atipici che in provincia sono al di sopra della media nazionale.
«Non possiamo aspettare, la situazione diventa ogni giorno più critica». Quanto alle rassicurazioni arrivate pochi giorni fa dalla presidente di Confindustria Marcegaglia, Bressan ha smorzato facili entusiasmi: «Questa crisi non si supererà tanto facilmente. Il Fondo monetario internazionale ha detto che nel 2009 il Pil nazionale diminuirà del 4,4 per cento».
Se la Cgil batte sull'attuazione del decreto, la Uil lancia una nuova proposta: quella di una moratoria sui licenziamenti. «Dobbiamo studiare delle agevolazioni fiscali per quelle imprese che si impegnano a non licenziare i loro dipendenti», la proposta di Massimiliano Piccolo, segretario della Uil.
Ritornando a Belluno, a preoccupare non è soltanto la crisi congiunturale. Sono tante, troppe, le aziende di grandi dimensioni che non navigano in buone acque, al di là della crisi del momento. E' il caso dell'Acc di Mel o dell'ex Ceramica di Trichiana.
«Un conto è la crisi mondiale, un altro quella strutturale delle aziende che operano sul territorio», ha evidenziato il segretario della Cisl Primo Torresin, che ha poi parla di "diseguaglianze sociali": «Si sta facendo ancora troppo poco, anche sul fronte della previdenza integrativa». Altro capitolo, quello della formazione: «Senza, non possiamo pensare a una ripresa solida», ha proseguito Torresin.
Quanto all'Ideal Standard, sede dell'incontro dei sindacati, è stato confermato lo stop dell'attività tra la fine di maggio e giugno. La fine della crisi sembra ancora lontana.
Cristian Arboit

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