«Cari politici, riducetevi lo stipendio»
«Cari politici, riducetevi lo stipendio»
Nel giorno della festa del lavoro l'invito dei sindacati: «In tempo di crisi devono dare l'esempio»
Lunedì 3 Maggio 2010, Treviso - Sul palco, sindaci insieme ai sindacalisti. Dagli altoparlanti, i messaggi delle associazioni degli industriali, degli artigiani, dei commercianti frammisti alle note di Bella ciao. In piazza, lavoratori, pensionati, studenti (tra i 2.000 e i 2.500 secondo i confederali) mischiati alle famiglie in passeggiata e ai turisti del weekend.
È un Primo maggio all'insegna di un "patto sociale" a difesa del lavoro, quello andato in scena l'altro ieri in piazza dei Signori: tornano insieme Cgil, Cisl e Uil, a diciotto anni dall'ultima manifestazione unitaria, rispondono all'invito le amministrazioni locali e le associazioni di categoria.
«L'importante era lanciare un messaggio di condivisione tra lavoratori, sindacati, politica - conferma Franco Lorenzon, segretario provinciale della Cisl -. Poco importa se siamo mille o duemila, l'obiettivo è centrato».
L'inevitabile retorica di giornata, non stempera l'urgenza della crisi e della disoccupazione in crescita: gli applausi più sentiti sottolineano i passaggi contro gli gnomi della finanza. «Sono stati i lavoratori a consentire lo sviluppo spettacolare di questo territorio, a farlo passare dalla pellagra al colesterolo - ribadisce Lorenzon -. La crisi è frutto dell'avidità di chi ha fatto della rendita lo strumento per arricchirsi senza lavorare».
Oppure contro l'evasione fiscale: «La più grande ingiustizia di questo paese - urla Paolino Barbiero, leader della Cgil trevigiana -. I soldi ci sono, devono però essere dati solo alle imprese in grado di mantenere l'occupazione e di fare assunzioni stabili. Se ogni Comune mette 50 centesimi per abitante, si possono raccogliere due milioni, un altro lo può mettere la Provincia: ecco un fondo da tre milioni di euro a sostegno di quei lavoratori e pensionati che non arrivano a fine mese».
La presenza di tante fasce tricolori alle sue spalle, comunque, non impedisce ad Antonio Confortin, numero uno della Uil, di attaccare gli sprechi della politica: «L'esempio dovrebbe arrivare dall'alto, cominciando dai costi abnormi dei nostri bravi rappresentanti della politica che non hanno dato nessun segnale concreto di riduzione dei loro lauti compensi e privilegi. Se non lo fanno, non possono rappresentare il popolo italiano».