Camusso: meglio le elezioni

Il segretario della Cgil all'attacco: «Il Paese merita un governo che affronti la crisi»

Giovedì 11 Novembre 2010, VERONA - «Non riesco a fare appello alla governabilità, proprio non mi riesce. In un Paese normale questo governo sarebbe già caduto. Piuttosto che una lunga agonia, meglio andare subito alle elezioni». Susanna Camusso debutta nel Veneto, a Verona, con i gradi di segretario generale della Cgil e alza il tiro contro il governo e l'ad della Fiat Marchionne, prende nettamente le distanze dal leader della Fiom Landini e dalla richiesta di proclamare lo sciopero generale, «sarebbe il quarto in due anni di governo Berlusconi». Respinge le tesi di Bonanni su Pomigliano, ma insiste sull'unità sindacale e apre alla Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. «Al tavolo ci andiamo. Noi le proposte le abbiamo anche sulla produttività. Vogliamo vedere se ci sono le condizioni per superare l'accordo separato del 2009».
Le bordate più pesanti sono dirette al Governo e alla Lega, «che al governo ci sta da 15 anni. Non può parlare con due linguaggi come fa il governatore del Veneto Zaia che chiede risorse per l'alluvione ma è stato il primo a rompere il fronte delle Regioni quando il ministro Tremonti ha tagliato i fondi agli enti locali. Un po' di coerenza. Non si può solo parlare alla pancia della gente». Per sua natura il sindacato - spiega il segretario della Cgil - avanza rivendicazioni ai governi. Ma in questo caso c'è poco da domandare. Da due anni - denuncia - il Paese è in balia di se stesso nella più pesante crisi mondiale. «Meglio votare. Temo una lunga agonia, in cui si farà appello ai peggiori sentimenti del Paese. Anche se il governo dovesse cadere, non sarà la fine del berlusconismo».
Netta la contestazione a Marchionne: la competitività non si recupera col lavoro a basso costo. Al leader della Cisl Raffaele Bonanni che aveva auspicato «cento, mille Pomigliano nel Veneto per combattere la delocalizzazione», la Camusso replica caustica: «E' uno slogan di cattivo gusto». La competitività non cancella i diritti. Così si aumenta solo la sfera già ampia del precariato. «Marchionne ci dica invece quanto intende investire nella Fiat in Italia. Questo ancora non lo si è capito». Se dunque le tesi di fondo non divergono da quelle della Fiom, la frenata dalla Camusso alla richiesta di sciopero avanzata dal leader delle tute blu della Cgil Landini è brusca. «Abbiamo proclamato una manifestazione a Roma il 27 novembre. Indicare già adesso la data di un nuovo sciopero generale, significa vanificarla». Questo vale anche per il tavolo sulla contrattazione a cui la Camusso intende andare. «Non siamo noi ad avere fatto un passo indietro, è la Confindustria che ha capito che questo governo non ha prodotto nulla. La riforma fiscale per tassare meno il lavoro, gli investimenti e più le rendite, interessa anche a noi». Così come la contrattazione di secondo livello, quella aziendale. Partendo però dalla premessa che «il contratto nazionale è insostituibile perché sancisce i diritti universali dei lavoratori italiani. li rende cittadini nel luogo di lavoro». Non è la Cgil che fa concessioni - dice contestando Landini - «E' il tentativo di Sacconi di metterci in un angolo, che è fallito». Quanto a Cisl e Uil, la cartina di tornasole per la ripresa dell'unità sindacale sarà la riforma della rappresentanza, per cui ai tavoli si siede chi conta davvero. «Non vogliono stabilirla per legge? Cerchiamo un accordo sulle regole».

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