Cala la cassa integrazione, aumenta la paura

La Cigsfa diminuire la richiesta. Porto (Cisl): «Temiamo una cronicizzazione delle crisi aziendali»

VENEZIA Il 2011 si chiude con una richiesta di Cassa integrazione guadagni (Cig)in calo rispetto ai mesi precedenti: 7 milioni di ore autorizzate. Il calo - secondo dati diffusi ieri dalla Cisl del Veneto su fonte Inps - è addebitabile sostanzialmente alla riduzione della domanda di Cig straordinaria (dalla media di 3 milioni nei mesi precedenti ai 2,5 milioni di ore). Si mantiene sopra i 2 milioni di ore la richiesta autorizzata di Cig ordinaria e declina ancora un po’ la Cig in deroga. Nell’arco dei dodici mesi si sono sfiorati gli 87 milioni di ore autorizzate, in forte calo rispetto al 2010 dove si è toccato il record assoluto dei 125 milioni di ore. Come già nel 2010, la tipologia di Cig più autorizzata è stata quella della gestione straordinaria (il 42% del totale), seguita dalla gestione in deroga (36%). In Veneto nei tre anni di crisi (ovvero dal 2009 al 2011) sono stati autorizzati - sempre secondo dati diffusi dal sindacato - oltre 292 milioni di ore di Cig, il 37% nella gestione straordinaria e la rimanente parte divisa a metà tra gestione ordinaria e in deroga. La Cig straordinaria, infatti, ha visto oltre 109 milioni di ore autorizzate. Ma quali settori dell’economia veneta hanno utilizzato la Cig? Innanzitutto il metalmeccanico (con una quota che parte dal 51% del 2009 e si porta al 32% nel 2011); il sistema moda (tessile, abbigliamento, calzature, pelli) che viaggia sulla media del 14-15% del totale; le costruzioni, la chimica (che comprende le aziende della plastica, della gomma e del vetro) e il legno-mobilio. Per quanto riguarda le ore utilizzate, il quadro fornito dalla Cisl Veneto indica per la Cig ordinaria un consumo medio del 70% sull’autorizzato; per la straordinaria 85%; per la Cig in deroga 40% nel 2009, 35% nel 2010, 25% nel 2011. «I dati sia sulle ore autorizzate che quelli delle nostre stime sulle quantità effettivamente utilizzate dalle aziende - ha commentato Franca Porto, segretaria generale della Cisl del Veneto - confermano una cronicizzazione delle situazioni di crisi aziendale che possono degenare in riduzioni di personale e licenziamenti collettivi. Per noi si pongono perciò due urgenze, sia a livello veneto che nazionale. La prima è quella di far ripartire l’economia e con essa l’occupazione salvaguardando il manifatturiero, quindi misure ed interventi immediati per la crescita. La seconda è di riorganizzare il sistema degli ammortizzatori sociali per renderli più solidi, più accessibili e più mirati al ricollocamento al lavoro».