Cacciari scrive a Berlusconi «Subito un vertice a Roma»
Cacciari scrive a Berlusconi «Subito un vertice a Roma»
Massimo Cacciari definisce «assolutamente tardivo» l'incontro sul caso Alcoa, fissato l'altro ieri, per il 5 febbraio a Palazzo Chigi e scrive a Berlusconi, per chiedere che la riunione sia anticipata. Cacciari, infatti, come i sindacati, ritiene che vanificherebbe i tentativi di salvataggio delle produzioni e dei posti di lavoro riunire il tavolo su Alcoa, solo un giorno prima del 6 febbraio. E' tale, infatti, la data fissata dall'azienda, per il completamento della fermata degli impianti dell'alluminio primario di Fusina (114 lavoratori) e di Portovesme (600 addetti). Nello stesso giorno scatterà la cassa integrazione per gli oltre 700 operai. Pertanto il sindaco ha scritto al premier: «Presidente, le chiedo di assumere la responsabilità di una pronta convocazione del tavolo Alcoa. Infatti, l'appuntamento già definito per il giorno 5 di febbraio risulta assolutamente tardivo. Qui a Venezia si impongono ragioni di ordine economico e sociale che mi fanno chiedere a lei di voler immediatamente intervenire prima che queste gravi ragioni diventino anche di ordine pubblico. La ringrazio per l'attenzione e per quella che sarà, non ne dubito, una pronta risposta». Cacciari ha anche criticato in modo pesante l'azienda, dicendo: «Le numerose riunioni hanno purtroppo evidenziato la volontà della multinazionale americana di tagliare la produzione e di lasciare alcuni siti produttivi. La questione del costo dell'energia elettrica che ha trovato ottima possibilità di soluzione è dunque soltanto una delle ragioni per abbandonare alcune soluzioni produttive. A Porto Marghera la proposta è quella di mantenere soltanto il laminatoio, chiudendo i forni e di fatto lasciando a casa centinaia di lavoratori». Intanto ieri pomeriggio, al primario di Fusina, si è tenuta un'assemblea dei lavoratori, in cui la tensione si poteva tagliare con un coltello. Oggi in mattinata, invece, ci sarà una riunione delle rsu che decideranno le iniziative di protesta. Già oggi potrebbero partire i blocchi ai camion alla portineria del laminatoio, per impedire che l'azienda possa fornire i propri clienti. «Poi, nei prossimi giorni - annuncia Lorenzo Marchiori delegato sindacale della Uil - metteremo in atto una manifestazione che ci dia ampia visibilità». Inoltre, il giorno del tavolo con Berlusconi gli operai veneziani e sardi metteranno in atto un presidio davanti a palazzo Chigi. La chiusura definitiva del primario di Fusina fa ancora più rabbia ai lavoratori veneziani perché è stata accostata a quella che Alcoa chiama la fermata temporanea dell'impianto sardo. L'azienda, infatti, sostiene che il primario di Portovesme potrebbe riaprire fra qualche mese, se la commissione europea considerasse legittimo il decreto legge del 22 febbraio che concede tariffe elettriche più basse di quelle nazionali solo alle imprese sarde e sicule. Giorgio Molin della Fiom-Cgil non ci sta e tuona: «Alcoa ha deciso di chiudere gli impianti in Italia, compresi quelli sardi e il laminatoio di Fusina. Sta solo cercando di indorare la pillola ma non ci fidiamo. Chiederemo al premier di fare il possibile per costringere l'azienda a salvare le produzioni e i posti di lavoro e se ciò non fosse possibile, il governo dovrà trovare un nuovo interlocutore industriale».