CRISI GRIMECA Chieste garanzie per continuare a lavorare e per ottenere gli stipendi. Sono in arrivo nuovi impianti

Gli operai: «Annunciano la chiusura ma intanto stanno investendo sulla qualità»

Domenica 20 Giugno 2010, Rovigo - Si sono radunati al gazebo ieri mattina, ancora una volta, in piazza, per sentirsi solidali gli uni agli altri, per manifestare all'opinione pubblica la disperazione di rischiare di perdere il lavoro da un giorno all'altro. E non si parla di 15 dipendenti, che già sarebbe drammatico, né di 100, ma di 850 persone. Gli operai della Grimeca parlano, discutono con i passanti, i discorsi sono sempre quelli, da mesi ormai, con l'aggravante che stanno lavorando questo mese sapendo che lo stipendio non arriverà. La proprietà si è impegnata i primi di luglio a versare il saldo di maggio, di giugno non si è fatto cenno. «Non mi aspettavo nulla dall'incontro al ministero - afferma Luca Donà - ma sono convinto che l'azienda, nel dare il termine di 15 giorni alle banche pena la chiusura, abbia volutamente fatto una forzatura, perché è in controtendenza con quanto accade in fabbrica». È Simone Andriotto a confermare il ragionamento del collega operaio, spiegando che stanno arrivando nuove apparecchiature a Ceregnano (impianti di riscaldamento a olio per la fonderia e nuovi stampi, ndr.) per migliorare la qualità. «È evidente che la proprietà vuole proseguire l'attività - dice - ma non capiamo come Tiziana Grillini sia venuta 8 giorni fa in assemblea con il cuore in mano esortandoci a stare calmi in cambio di una promessa verbale di pagamento degli stipendi e a distanza di una settimana l'amministratore al ministero lanci la sparata di una chiusura imminente. Come possiamo restare calmi?». Il disagio emerge, lo sciopero per il momento è in sospeso, ma «lo scontento romperà le acque ed esploderà se a luglio non ci arrivano i soldi» continua Andriotto. «Anche per me l'azienda ha solo cercato di mettere fretta alle banche» aggiunge Pier Giorgio Cecchetti, «siamo comunque molto preoccupati, il fallimento lo rischiano le nostre famiglie», commenta Maurizio Tosi. Tutti uomini che superano abbondantemente i 40 anni, con difficoltà poi ad essere reintegrati nel mercato del lavoro. Con loro, instancabile, anche Paolo Zanini, segretario della Fiom Cgil, che, come la proprietà continua a chiedere senso di responsabilità alle maestranze, ribadisce che lo stesso principio deve applicarlo l'azienda, impegnandosi a pagare gli stipendi.

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