CONVEGNO. Incontro alla Società letteraria sulle prospettive dell´economia locale per il 2012 Verona riporti al centro il lavoro e risolva i suoi problemi strutturali

Tra i nodi, autostrade e aeroporto, ma anche ruolo della politica e ritardi nei pagamenti pubblici
Ripensare il presente di Verona per un futuro svincolato da una rendita, quella di posizione, che frutterà sempre meno. È in sintesi il contenuto del dibattito che ieri pomeriggio ha radunato alla Società letteraria esponenti del mondo finanziario e imprenditoriale per fornire testimonianze sull´andamento dell´economia in vista di 2012 non facile.
«La presenza di un tessuto produttivo molto ramificato e di una grande varietà di comparti, dall´alimentare al turismo, ha indubbiamente permesso a Verona di attutire gli effetti della crisi», ha detto il presidente del Banco Popolare Carlo Fratta Pasini. «Per quanto possano rallentare, questi settori perdono da un anno all´altro al massimo qualche punto, non certo come il manifatturiero capace di lascare sul campo il 30-40%. Non mancano tuttavia i segnali di debolezza, anche pesante, specie per chi non riesce ad imporsi sui mercati esteri. E c´è l´affanno della finanza, che in una città con velleità da seconda piazza finanziaria italiana ha il suo peso. Tiene l´immobiliare, settore che vale quasi il 30% dell´economia veronese, ma c´è un problema infrastrutturale di non facile soluzione, per autostrade e aeroporto in testa. Il rischio, per il futuro», ha aggiunto, «è di veder transitare aerei e auto sopra e davanti a noi: i quattrini che portano, invece, andranno altrove».
Le prospettive di crescita, o meglio, di decrescita, sono state descritte da Giuseppe Manni, presidente del gruppo Manni Hp. «Da agosto tutto è cambiato: ogni cifra è stata corretta verso il basso, fino a quel calo del Pil nazionale dell´1,6% stimato da Confindustria per il 2012. Per molti settori significherà ripiombare in una crisi profonda, specie per chi dipende molto dal credito a breve. Più che alle liberalizzazioni, il governo dovrebbe mostrarsi più attivo nello sblocco dei pagamenti a quanti lavorano per la pubblica amministrazione: moltissime piccole imprese sono in crisi proprio per questo ritardo. Siamo di fronte ad un´urgenza irrimandabile».
Luigi Viviani, già senatore nella scorsa legislatura, ha parlato di una comunità veronese che stenta a reagire di fronte alle grandi dismissioni. «Si è sbriciolata Mondadori ed è fuggita Glaxo: sono due casi, ma ce ne sono altri. Poi le scelte istituzionali sbagliate come la chiusura del Consorzio per gli studi universitari e del Parco scientifico. Verona deve cercare di non isolarsi: abbiamo litigato con il bresciani per l´aeroporto, con i trentini per l´Autobrennero e con i mantovani per la Tibre. La nostra capacità progettuale deve saper guardare fuori dei nostri confini».
Nella sua riflessione il segretario della Cisl veronese Massimo Castellani ha parlato di errore strategico. «Ci siamo come vergognati della dipendenza dal manifatturiero sostituendolo con il terziario e l´immobiliare, fonti di ricchezza spesso fittizia. Non ci siamo dati alcuna politica industriale, non vedo start up e prospettive aziendali di crescita. Vedo tantissime domande di cassa integrazione e prepensionamento. Credo sia ora di rimettere al centro dell´economia la parola lavoro».Al.Az.