CONSORZI AGRARI. Maxi fusione, servono 45 giorni. L’assemblea entro metà dicembre ma il percorso è a ostacoli

PADOVA Un mese e mezzo per dare alla luce il Consorzio Agrario del Nordest, operativo in sette province tra Veneto e Lombardia (Venezia, Padova, Rovigo, Vicenza, Verona, Brescia e Mantova), con ben 550 dipendenti, un fatturato da 530 milioni di euro, 115 agenzie, senza contare i mangimifici, i centri di stoccaggio cereali, centri logistici, un pastificio e una cantina. L’assemblea dei soci verrà fissata entro la metà di dicembre, poche settimane per far digerire ai soci la fusione tra i due attuali Consorzi di Padova e Venezia, sulla quale la rappresentanza agricola è divisa. Da una parte Coldiretti, in posizione maggioritaria, ha premuto sull’acceleratore per arrivare entro l’anno al “matrimonio” tra le due realtà consortili, dall’altra Cia e Confragricoltura confermano tutti i loro dubbi su una scelta così radicale, che richiederebbe un po’ di tempo. Il timore è quello di consegnare il nuovo mega Consorzio nelle mani di pochi e sotto il controllo diretto di una parte del mondo agricolo. Sul fronte sindacale le preoccupazioni sono ancora maggiori, perché l’operazione comporterà la riorganizzazione del personale: «Abbiamo appreso la notizia dai giornali» affermano i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil «per questo abbiamo scioperato. I vertici del Consorzio di Padova e Venezia non ci hanno comunicato nulla, non abbiamo visto il piano industriale». I due attuali presidenti cercano di rassicurare: «I dipendenti entreranno a far parte del più grande Consorzio d’Italia, uno dei principali attori dell’agroalimentare italiano. La fusione è un progetto verso il futuro dell’agricoltura, per affrontare sfide locali di respiro sempre più globale. Forti di oltre cento anni di storia continueremo a fornire servizi manageriali e tecnici alla nostra agricoltura, 110 mila aziende che coltivano 990 mila ettari».

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