CONSIGLIO REGIONALE. Decisivo per lo sblocco dell'iter l'intervento in aula di Zaia. Ma spicca anche il no di Bortolussi. Porto Tolle: sì alla centrale a carbone
CONSIGLIO REGIONALE. Decisivo per lo sblocco dell'iter l'intervento in aula di Zaia. Ma spicca anche il no di Bortolussi. Porto Tolle: sì alla centrale a carbone
Approvata la modifica della legge sul parco del Po
VENEZIA. Via libera alla riconversione a carbone pulito della maxi-centrale Enel di Porto Tolle. Ieri sera verso la 20, dopo altre cinque ore di dibattito in aula incentrato soprattutto su una decina di emendamenti contrari proposti dall'Idv e dalla Sinistra - che però avevano ritirato tutti i sub-emendamenti ostruzionistici - il Consiglio veneto ha detto sì alla modifica della legge del Parco del Delta del Po. Viene così resa legale la trasformazione della centrale Enel non più a gas metano, come prevedeva la norma scritta 14 anni fa e mai attuata, ma appunto a carbone con un processo però all'avanguardia di "cattura" dell'anidride carbonica e stoccaggio (in forma liquida) sotto il mare, per il quale l'Enel ha ottenuto anche un finanziamento dall'Europa. Il voto ha visto 35 sì (Pdl-Lega, più Udc e Verso nord), 4 contrari (Idv, Sinistra e Bortolussi) e 9 astenuti (Pd, eccetto Graziano Azzalin favorevole). Ma la seduta ha visto soprattutto tre momenti clou.
L'APPELLO DI ZAIA. Convocato di fatto dal Pdl, che col capogruppo Dario Bond anche ieri l'ha invitato a farsi vedere più spesso in Consiglio, il governatore Luca Zaia è tornato dopo tante assenze in aula per tirare di persona la volata al sì alla centrale e lanciare un appello (poi in parte ascoltato) a ritirare gli emendamenti che rallentavano l'iter. Zaia ha dettato in sostanza due priorità. Primo, l'energia: il Veneto ha detto no al nucleare e punta per il futuro sulle fonti rinnovabili, ma deve anche guardare la realtà in faccia e per ottenere il suo primo obiettivo che è la riconquista dell'autosufficienza energetica (cioè la produzione in territorio regionale di tanta elettricità quanta ne consumano i veneti stessi) occorre dire sì al carbone e all'Enel. Secondo, il lavoro: con la crisi attuale non è pensabile uno stop a un maxi-investimento da 2,5 miliardi di euro come questo che darà lavoro a circa 750 persone direttamente, più a qualche altro migliaio per tutto l'indotto. Per questo Zaia ha chiesto il sì alla modifica della legge specificando che è l'iter concordato sia con gli esperti incaricati dalla Regione, sia con il Ministero dell'ambiente per poter poi riprendere l'iter di autorizzazione finale (e Valutazione di impatto ambientale) al progetto.
IL NO SECCO DI BORTOLUSSI. Tra le tante voci critiche che si sono alternate ai microfoni in questo maxi-dibattito iniziato più di una settimana fa, a colpire ieri sera è stato sicuramente l'intervento duro, proprio verso la fine, di un consigliere che raramente prende la parola in aula: Giuseppe Bortolussi, già candidato presidente del centrosinistra ma oggi esponente del tutto autonomo (nonché direttore degli artigiani Cgia di Mestre). Bortolussi ha letteralmente sparato a zero sul progetto Enel, annunciando il suo "no" perché non è condivisibile il «voler fare le cose a tutti i costi», perché il voto del Consiglio «non tiene conto del principio di precauzione a tutela della salute dei cittadini», perché in realtà il Veneto è indietro rispetto ad altri (Piemonte, Emilia) nello sviluppo delle fonti rinnovabili, perché si crea una centrale a carbone nel cuore di un parco naturale «sorto a tutela di un ecosistema pregiato e delicatissimo» e perché, infine, si rischia di dare un colpo durissimo a un'altra attività economica fondamentale per il Polesine: il turismo.
IL DOCUMENTO AZZALIN. Passata la legge, è stato votato anche dalla maggioranza un "ordine del giorno" di Azzalin (Pd) che è poi il frutto della lunga trattativa tra le parti mirata a evitare un nuovo ostruzionismo in aula ed è legata a un concetto ribadito dal capogruppo Federico Caner della Lega: il no a tutti gli emendamenti è dovuto alla paura di causare con qualche modifica al testo di legge un azzeramento della procedura di autorizzazione alla centrale. Si chiede la revisione del protocollo d'intesa Regione-Enel, l'utilizzo a Porto Tolle delle migliori tecnologie e l'ulteriore adozione ne di azioni di vigilanza e di tutela dell'ambiente.
Pietro Erle