CONGIUNTURA. Le ore di cassa integrazione nella regione salgono. La nostra provincia va in controtendenza
Segni di frenata della discesa per l'occupazione veronese
Cresce però la disoccupazione giovanile. Tengono i settori anticiclici come alimentare, commercio e turismo. La straordinaria e quella in deroga aumentano ancora
Timidi segnali di raffreddamento del calo per il mondo del lavoro veronese con una diminuzione del ricorso alle ore di cassa integrazione guadagni, ma nel contempo però aumenta la disoccupazione giovanile. Secondo i dati dell'Inps, la cig nel Veneto mantiene un trend stabile anche nel mese di giugno. Non si avvertono segnali di cambiamento evidenti, se non per la provincia di Verona, che in giugno, rispetto alle province equivalenti, come Treviso, Padova, Venezia e Vicenza, ha utilizzato circa 700 mila ore di cig in meno.
«Questo è sicuramente un dato positivo» commenta Massimo Castellani, segretario provinciale Cisl, «indica, infatti, una minore incidenza della crisi nei settori industriali del Veronese. Anche se la ripresa necessita di interventi urgenti da parte delle imprese e delle istituzioni. Bisogna puntare sul fisco, sull'innovazione e sulla produttività».
In Veneto in totale nel sono state 10.225.000 le ore di cig richieste e concesse, nel mese di giugno. Poco più della metà, 5,4 milioni di ore sono state destinate all'industria, 2,5 milioni all'artigianato e 1,5 milioni per il commercio. L'edilizia ne ha chieste solo 800 mila.
Rispetto a maggio si registra un calo di 900 mila ore. Rispetto alla tipologia: meno cig ordinaria 2,3 milioni di ore rispetto ai 3,6 milioni di ore di maggio, ma si è registrato un nuovo balzo in avanti di quella straordinaria, deroga compresa, che sfiora gli 8 milioni di ore. Nel complesso dei primi 6 mesi del 2010 la cig ha superato quindi i 63 milioni di ore autorizzate e il consumo effettivo viene stimato dall'Inps intorno al 70% medio. Per fare un confronto, in tutto il 2009, le ore autorizzate ammontavano a 82 milioni. Negli anni normali le ore medie erano intorno ai 15 milioni, tante quante ne ha chieste la provincia di Vicenza nei primi 6 mesi di questo difficile 2010.
E mentre la piccola impresa scaligera si sta difendendo con le proprie forze a fare le spese di questa situazione sono ancora una volta le figure più deboli del mercato del lavoro: giovani, donne, immigrati. L'anno scorso il numero degli occupati nella piccola impresa veneta, dove sono impiegati 7-8 lavoratori su dieci, è calato del 3% nel primo semestre e dell'1,7% nel secondo. A Verona e provincia è andata un po' meglio rispetto alla regione perché hanno tenuto settori chiave, come l'alimentare, il commercio e il turismo.
«Dalla lettura dei dati emerge la considerazione naturale», commenta Lucia Perina, segretario generale Uil «che vista l'inarrestabile crescita e la consistente richiesta ogni mese delle ore di cassa integrazione in deroga, sarebbe necessario e urgente conoscere il reale tiraggio, sia in termini di richieste che di spesa, di tale strumento».
A distanza, infatti, dall'ultimo semestre di operatività di questo strumento di contenimento della disoccupazione, non è ancora chiaro il quadro della quantità di risorse spese rispetto a quelle impegnate nel biennio 2009-2010.
«I numeri sulla cassa integrazione, e in particolare di quella in deroga, mostrano una febbre ancora molto alta della crisi del tessuto produttivo», dice Perina. Una crisi che, aggiunge Castellani, «può essere contenuta solo attraverso una proroga finanziaria, almeno per tutto il 2011, della cassa in deroga, anche perché le Regioni saranno sempre più investite nel finanziare politiche formative e di ricollocazione dei lavoratori».
Elisa Costanzo