CAMBIAMENTO RADICALE. La Cgil mette assieme i dati dell'Inps e dell'agenzia regionale
In Veneto si è dimezzato il posto di lavoro sicuro. Tanti stage spesso inutili
Assunzioni a tempo indeterminato al 16%: erano il doppio nel 2007 C'è il boom dell'occupazione "a chiamata". Cassa integrazione alta
I dati Inps parlano ancora di un massiccio ricorso a cassa integrazione e ammortizzatori sociali
VENEZIA. Veneto sempre più precario e flessibile. La crisi morde e la regione scopre il lavoro a chiamata. Investe in stage e tirocini formativi senza sbocco lavorativo e vede in ulteriore crescita il ricorso agli ammortizzatori sociali. La fotografia l'ha scattata ieri la Cgil del Veneto basandosi su dati ufficiali dell'Inps e dell'agenzia "Veneto Lavoro" della Regione.
DIMEZZATE LE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO. Il primo piano è sul calo delle assunzioni a tempo indeterminato precipitate dal 2007 - quando erano al 31,3% del totale - al 16,7% nel 2010. Una percentuale che diventa ancor più allarmante se confrontata con quella della altre aree del Paese. Sul tempo indeterminato, il Veneto risulta fanalino di coda dietro alla media del Nord che è al 21,3%, ma anche alla media italiana che si attesta al 19,4%. In sintesi, negli anni della crisi in Veneto il lavoro a tempo indeterminato è calato più che in tutte le regioni italiane (un terzo in più rispetto alla media nazionale), mentre le nuove assunzioni sono più che altrove all'insegna dell'instabilità.
CASSA INTEGRAZIONE ALTA ANCHE A GENNAIO. Ma il rosario da sgranare è ancora più doloroso, se si guardano i dati sulla cassa integrazione. Nel 2010, ad esempio, le ore totali di Cig sono state oltre 124 milioni: 27,7 milioni di ordinaria, 55,1 di straordinaria e 41,8 di cassa integrazione in deroga per un totale di 75.647 lavoratori che ne hanno fruito nel corso dell'anno. E anche a gennaio 2011 il dato è già consistente: sono 7,5 milioni di ore complessivamente, ripartite tra 1,6 milioni di ordinaria, 2,2 di straordinaria e 3,6 milioni in deroga. Tirando le somme, tra il 2007 e gennaio 2011 si sono bruciati in Veneto 241 milioni di ore di cassa integrazione, pari a 146.058 lavoratori equivalenti, ossia il 10% del totale del lavoro dipendente in regione. Poiché la durata dei periodi di cassa integrazione è varia, in base alla elaborazione del sindacato, un quarto dei lavoratori dipendenti del Veneto sono stati interessati da ammortizzatori sociali.
MOBILITÀ RADDOPPIATA. Il capitolo mobilità è altrettanto preoccupante. Dal 2007 ad oggi, la mobilità è pressoché raddoppiata. Se nel 2007 erano 6.687 i lavoratori interessati, nel 2010 sono cresciuti fino a raggiungere le 12.438 unità - e nel complesso sono 35.185 - ripartite tra disoccupazione ordinaria, oltre 120 mila e disoccupazione a requisiti ridotti a 41.481. Occorre poi considerare i lavoratori in mobilità che non beneficiano del relativo sostegno economico (oltre 46 mila tra il 2009 e il 2010) ma che in parte possono aver fruito di quello di disoccupazione.
TANTI STAGE, MA POCHI SBOCCHI FINALI. A fronte del calo dell'occupazione, aumentano gli stage e i tirocini formativi, che rappresentano soprattutto per i giovani un viatico alla possibilità di trovare una collocazione stabile. La crescita più consistente riguarda il commercio (+44,5%) ed i servizi alle famiglie (+62%), mentre si ridimensiona il manifatturiero anche se una compensazione può essere letta nell'aumento della quota relativa ai servizi alle imprese (+29%). Lo sbocco occupazionale che, secondo la filosofia ispiratrice degli stage, dovrebbe essere favorito da questa esperienza "formativa" è purtroppo sconsolante. Da un'analisi sulla rioccupazione degli stagisti entro i 12 mesi dal tirocinio, emerge che dei 13.362 stage conclusi nel 2009 nel Veneto, solo per 423 vi è stata un'occupazione a tempo indeterminato. Altri 5.263 dopo lo stage hanno avuto contratti a termine e precari, compresi 1.105 nuovi tirocini attivati successivamente al primo. La maggior parte degli stagisti (7.676) non ha però avuto nemmeno quelli ed è rimasta disoccupata.
BOOM DEL LAVORO A CHIAMATA. La vera sorpresa è il boom del lavoro a chiamata, pressoché inesistente fino a tre anni fa ma esploso in Veneto dove un quinto dei lavoratori intermittenti occupati in Italia si trovano proprio in questa regione. Il lavoro a chiamata è raddoppiato rispetto al 2009 evidenzia Cgil regionale, con quasi 70.000 unità nel 2010 e rappresentava a metà 2010 il 17,5% del totale delle assunzioni nel Veneto, con una crescita esponenziale rispetto all'analogo periodo del 2008 (quando era a quota 1,1%). Infine, con 1.312.026 voucher venduti da gennaio a settembre 2010, il Veneto è la regione d'Italia che utilizza maggiormente questo strumento (16% del totale).
Antonella Benanzato