Bonus azzerati e scure sulle scuole private. Borse di studio e buoni addio, finanziamenti concentrati su Esu e corsi professionali addio.
VENEZIA - Borse di studio, addio. Bonus scuola, addio. Buoni trasporti, addio. Per i bravi ragazzi, il prossimo anno, vigorose pacche sulle spalle e tanti, tanti complimenti dalla Regione. Ma soldi, nisba. «Di fronte ai tagli del governo abbiamo dovuto stilare una lista di priorità -spiega l'assessore alla Formazione Elena Donazzan -non è facile ma tant'è, questo è il compito a cui è chiamata la politica» . ed è infatti una scelta «tutta politica» quella di salvare i finanziamenti agli Esu, gli enti per il diritto allo studio universitario, che passano da 13 milioni a 12 milioni 300 mila euro, una vittoria da alzare le braccia al cielo, se si guarda alla mattanza di scena negli altri capitoli di bilancio. Crediamo nella riforma Gelmini -spiega la Donazzan -e vogliamo essere al fianco del ministro dimostrando che l'università ci sta a cuore davvero» . Stanno a cuore alla Regione anche le scuole professionali, che coinvolgono in Veneto 16 mila ragazzi «spesso provenienti da famiglie economicamente e socialmente fragili» chiosa la Donazzan, che scendono da 55 a 50 milioni di euro mentre gli aiuti alle scuole paritarie (elementari, medie e superiori «private» , per intendersi) da 9,5 a 5 milioni di euro. Ma il segnale che diamo è comunque importante -fa notare l'assessore -perché il rischio era di doverli azzerare del tutto mentre si è scelto di mantenere capitolo, seppur in forma ridotta» . Siccome però la coperta è corta, alla fine qualcosa si è dovuto defalcare e la lama scintillante scuola e le borse di studio. I primi, seppur in ritardo perché sacrificati in autunno sull'altare della cassa integrazione, grazie ad uno stanziamento di 9 milioni 450 mila euro hanno comunque aiutato quest'anno 11 mila 718 famiglie con un reddito Isee tra i 17 ed i 40 mila euro ad acquistare libri, quaderni, zaini, materiale tecnico e gli abbonamenti invece, già ad agosto avevano subito un giro di vite, con l'innalzamento del reddito Isee da 10 a 12 mila 405 euro e la previsione di ulteriori criteri «meritocratici» legati alla media-voto, proprio perché il portafoglio della Regione si era assottigliato ma ora, che i soldi sono finiti del tutto, sono destinate al prosciugamento. Se ne riparla nel in un contesto del genere, è facile immaginare che cosa si sia sentito rispondere ieri la Fism, la federazione che riunisce le 1192 materne paritarie del Veneto (accolgono quasi 100 mila bambini da 0 a 6 anni), quando ha chiesto all'assessore al Sociale Remo Sernagiotto di raddoppiare il contributo della Regione dai 14 milioni e mezzo di oggi a si sarà sbagliato -ci dice Sernagiotto al telefono -il mio bilancio è di 58 milioni, di questi ne diamo pure 17 e mezzo agli asili, che facciamo, mettiamo tutti i soldi nelle mani della Fism?» . Tant'è, la richiesta è proprio quella, per risolvere «la penalizzazione a cui sono sottoposte le famiglie dei bambini delle paritarie, che in tre anni pagano oltre 12 mila euro in più rispetto a quelle dei bambini delle statali -spiega il presidente della Fism, Ugo Lessio -ed a cui sono sottoposti i nostri dipendenti, pagati il 20%in meno dei colleghi» . Replica Sernagiotto: «I contributi agli asili ed alle materne paritarie sono le uniche voci del Sociale che non sono stati toccate. E' già un miracolo» . L'obiettivo di ripiego, per la Fism, è incassare almeno il milione 600 mila euro appena tagliato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti al contributo statale di 16 milioni di euro, ma anche qui non è che l'orizzonte sembri tanto più roseo: «Ho detto che il miracolo è già stato fatto» tiene duro Sernagiotto. «E allora per le famiglie si annunciano rincari da 10 a 15 euro al mese -chiude Lessio -ormai le rette sfiorano i 200 euro di media, una follia» . Marco Bonet