Berlusconi scrive all'Alcoa: «Non chiudete». Il premier: «Aspettate le decisioni della Commissione Europea». Anticipato al 2 febbraio il vertice a Roma
Berlusconi scrive all'Alcoa: «Non chiudete». Il premier: «Aspettate le decisioni della Commissione Europea». Anticipato al 2 febbraio il vertice a Roma
FUSINA. Il premier Silvio Berlusconi ieri ha scritto all'amministratore delegato del gruppo statunitense Alcoa, Klaus Kleinfeld, per dirgli: «Non chiudete gli impianti prima che la commissione europea abbia proceduto all'esame del decreto legge, atteso entro febbraio». Inoltre, il presidente del Consiglio, sempre ieri, ha concesso l'anticipo della data del tavolo nazionale su Alcoa, come richiesto dal sindaco Cacciari. L'incontro a Palazzo Chigi, per tentare il salvataggio delle fabbriche di alluminio primario di Fusina e di Portovesme, si terrà martedì 2 febbraio alle 20.30 e non più venerdì 5. Cacciari temeva che il tavolo nazionale si riunisse con gli impianti già fermi, preoccupazione nata dal fatto che l'azienda nei giorni scorsi ha comunicato che la fermata dei forni del primario sarà completata, entro sabato 6 febbraio, in concomitanza con lo scattare della cassa integrazione per 114 lavoratori veneziani e per i 600 sardi. Nel comunicato della Presidenza del Consiglio si legge che «il presidente Silvio Berlusconi invita la multinazionale a conservare l'attività produttiva negli impianti italiani e a non assumere decisioni al riguardo prima che la Commissione europea abbia proceduta all'esame del provvedimento, atteso entro febbraio».
Il fatto che la richiesta del premier sia legata alla decisione dell'Europa non fa gioire i lavoratori di Fusina, perché la Commissione europea deve pronunciarsi sulla possibilità di autorizzare il decreto legge del 22 settembre che potrebbe consentire all'azienda di risparmiare sui costi dell'energia solo per lo stabilimento sardo e non per quello veneziano. Una circostanza aggravata dal fatto che Alcoa stessa ha comunicato che la chiusura del primario di Portoveseme sarebbe temporanea, visto che le produzioni potrebbero ripartire nel caso in cui la Commissione europea desse il via libera al decreto legge. Una clausola del genere non è assolutamente stata menzionata per Fusina. Per Berlusconi la chiusura degli impianti prima della decisione dell'Unione europea «produrrebbe gravi crisi sociali in aree disagiate del Paese e potrebbe modificare i rapporti fra il Governo italiano e la multinazionale». Una minaccia che non deve avere spaventato più di tanto i vertici di una delle più potenti holding del mondo, visto che i delegati delle rsu di Fusina, ieri, si sono sentiti dire dal direttore del primario di Alcoa Italia Marco Guerrini e dal responsabile dei laminati Celso Soares che per l'azienda non ci sono ancora novità tali da cambiare la loro decisione di chiudere gli impianti. Ieri, comunque, è stato anche il giorno della protesta: dalle 6 alle 18 i lavoratori di Fusina hanno tenuto un presidio davanti ai cancelli del laminatoio che ha impedito all'azienda di inviare con i camion i prodotti ai clienti. Prossimo appuntamenti: lunedì dalle 9 alle 11 in fabbrica l'assemblea dei lavoratori con i rappresentati delle istituzioni; il 2 febbraio davanti a Palazzo Chigi manifestazione dei dipendenti di Alcoa di Fusina e della Sardegna. (mi.bu.)