Badanti, solo 20 mila richieste. In Veneto le domande di regolarizzazione sono un terzo delle previste Per il sindacato «troppi i vincoli e troppo onerose la pratiche»

Badanti, solo 20 mila richieste. In Veneto le domande di regolarizzazione sono un terzo delle previste Per il sindacato «troppi i vincoli e troppo onerose la pratiche»
VENEZIA. Veneto ben lontano dalle 60 mila richieste di sanatoria per colf e badanti previste dal Ministero dell'Interno. Nell'ultimo giorno disponibile per presentare la domanda di emersione di collaboratrici domestiche e badanti, i patronati dei principali sindacati registrano il flop della manovra, considerando possibile al massimo il raggiungimento della boa delle 20 mila pratiche. Gli incartamenti veneti presentati presso l'Inps e lo sportello unico per l'immigrazione, al 28 settembre, secondo dati ministeriali erano 18.243. Meno della metà delle 40-60 mila richieste ipotizzate dal Governo per la nostra regione. In attesa dei dati definitivi sulla manovra, i sindacati decretano il fallimento del progetto che non risponderebbe alle necessità di welfare di un Paese in cui la popolazione invecchia sempre più e, flagellata dalla crisi, non può permettersi di pagare una badante regolarmente assunta. «Questa sanatoria è un vero flop, ci aspettavamo di inoltrare tra le 4 mila e le 5 mila domande e invece fino a martedì 29 le richieste erano meno di 2 mila» commenta Walter Cavasin, responsabile patronato Inca Cgil Veneto. Un fallimento dettato da almeno tre motivi: la mancanza a livello nazionale e regionale di una vera attenzione al welfare, l'eccessivo costo da sostenere per avere una badante o colf regolarmente assunta, il rischio di incorrere nell'autodenuncia. «In questo Paese non c'è un sistema di welfare capace di venire incontro alla non autosufficienza e su questo tema la Regione arranca. Così - spiega Cavasin - il costo di una badante ricade per intero sulle famiglie o sui pensionati che non riescono a pagare 15 mila euro all'anno per avere un sostegno necessario». Con circa 3 mila domande inoltrate dal patronato Inas anche alla Cisl si parla di fallimento della sanatoria. «Il percorso burocratico di questa manovra ha dei limiti, come la soglia di reddito imponibile minimo del datore di lavoro fissata a 20 mila euro» spiega Maurizio Cecchetto, segretario Cisl Veneto. «Queste soglie, inserite per evitare che ci si approfittasse della sanatoria, sono diventate un limite».
(Sabrina Pindo)

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