Badanti, flop della sanatoria in Veneto. La Uil di Treviso: «Dialetto obbligatorio per evitare le truffe ai nostri anziani»

Badanti, flop della sanatoria in Veneto. La Uil di Treviso: «Dialetto obbligatorio per evitare le truffe ai nostri anziani»
VENEZIA - Sono poco più di 18.200 le richieste di emersione di badanti o colf provenienti da tutto il Veneto a un giorno dalla scadenza della sanatoria. Un vero «flop» secondo i principali patronati della regione, concordi nello stimare che «oltre metà delle famiglie ha deciso di non procedere alla regolarizzazione». L'obbligo di conoscenza di «rudimenti del dialetto» per le badanti è, invece, l'inedita richiesta avanzata ieri dal sindacato dei pensionati Uil di Treviso.
Pietro Beraldo, responsabile pratiche assistenziali dei pensionati Uil, auspica infatti la creazione di un «albo» per le badanti: come «condizione primaria » per l'iscrizione deve essere prevista «la sufficiente conoscenza della lingua italiana e rudimenti del dialetto: dobbiamo tener conto - scrive Beraldo - che la maggior parte dei nostri anziani si esprime in dialetto veneto». Questo registro permetterebbe, secondo Beraldo, di ridurre i troppi casi di plagio subiti dagli anziani, «depredati legalmente» dalle badanti. «Non esistono dati statistici ma diverse testimonianze rese ai Caaf dei sindacati documentano - spiega Beraldo - il dramma di tante famiglie, con anziani affidati a terzi, depauperate del patrimonio immobiliare e finanziario legittimamente passato alla scaltra badante».
Lo studio del dialetto non è invece tra le priorità secondo Marco Ferrero, presidente provinciale Acli Padova e referente regionale per la regolarizzazione. «Al di là degli slogan, è importante - sottolinea - valutare innanzitutto le competenze di carattere sanitario». La costituzione di un albo è un'idea «che pone numerosi problemi di ordine pratico e che, se venisse applicata subito, costringerebbe metà degli anziani - sottolinea Ferraro - a rinunciare a chi oggi li assiste».
Non mancano, poi, i casi in cui sono gli stessi cittadini stranieri a fare ricorso ai servizi delle badanti: a Treviso, ad esempio, un facoltoso cinese ha inviato domanda di emersione di due connazionali per l'assistenza del proprio figlio disabile.
L'albo potrebbe rappresentare, invece, un ulteriore incentivo all'illegalità. Verso la quale si starebbero indirizzando già molti veneti. «Abbiamo avuto molte richieste di informazioni e poche domande inviate: l'impressione è che più della metà delle famiglie venete abbia deciso - afferma Walter Cavasin, responsabile regionale Inca- Cgil - di non regolarizzare la badante». Il motivo è il costo del contratto in regola, pari a cira 15 mila euro all'anno, «insostenibile - sottolinea Cavasin senza un sistema di welfare adeguato». Concorda il responsabile Anolf-Cisl del Veneto, Maurizio Cecchetto, che la definisce «una regolarizzazione per benestanti». «I risultati sono molto al di sotto delle aspettative e a fronte di poche badanti e colf regolarizzate, sono molti 'i colf' che - afferma Cecchetto - vengono fatti emergere». Era necessario secondo il responsabile di Anolf-Cisl «dare alla badante la possibilità di autodenunciarsi, senza rischiare l'espulsione» e garantire agevolazioni fiscali alle famiglie. Secondo Cecchetto il governo dovrà necessariamente «riprendere in mano la questione, in quanto per i più - sottolinea la situazione resterà come prima, fatte salve le conseguenze penali introdotte dalla legge nazionale ». Oltre ad incorrere nel reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, chi non regolarizza la badante o colf rischia, infatti, una maxi multa fino a 40 mila euro.
Massimo Favaro

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