Arriva l'arbitrato made in Veneto Ma politica e sindacati si spaccano. La Cgil: «Nessun lavoratore sarà più garantito». La Cisl: «Buona riforma»
Arriva l'arbitrato made in Veneto Ma politica e sindacati si spaccano. La Cgil: «Nessun lavoratore sarà più garantito». La Cisl: «Buona riforma»
Il relatore Castro: «Attacchi strumentali». Treu: «Vanificate le tutele»
VENEZIA - Irrompe l'arbitrato e nel mondo del lavoro veneto scoppia la polemica. Il collegato alla Finanziaria approvato l'altro ieri al Senato ha visto come protagonisti principali tutti politici veneti: il ministro al Welfare Maurizio Sacconi, il relatore della legge, il senatore Pdl Maurizio Castro e l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu, esponente del centrosinistra e fermo oppositore, in alcuni punti, della riforma.
La novità Irrompe l'arbitrato nelle controversie tra dipendenti e datori di lavoro
Nel Nord Est dei suicidi per crisi, dell'economia che stenta a ripartire, dei lavoratori che invocano certezze e dei giovani che faticano a diventare parte attiva del mondo del lavoro, la nuova norma apre un fronte di scontro molto alto, con forze politiche e sindacato ampiamente divisi nell'interpretazione della legge. Due i principali nodi del contendere. Il primo è l'articolo 31 comma 5, meglio conosciuto come «arbitrato di equità». Il secondo è la certificazione, ritenuta «una garanzia» dal relatore Castro e «non certo l'acqua santa» dal rivale Treu. E mentre la Cgil, con il segretario regionale Emilio Viafora, parla del collegato come «dell'attacco più pesante sferrato al mondo del lavoro», Franca Porto - leader regionale della Cisl - prende le distanze dal suo omologo e parla di «legge che estende la tutela del lavoratore». Una linea, questa, sposata in pieno anche dal vice direttore di Confindustria Veneto, Giampaolo Pedron. Che aggiunge: «Questa norma, al contrario di quello che pensano in molti, tutela moltissimo proprio i giovani».
Maurizio Castro, senatore e vice presidente della Consulta sul Lavoro del Pdl, respinge al mittente tutte le accuse che vengono mosse al collegato alla Finanziaria. «Chi tira in ballo l'articolo 18 - dice - fa una grande cavolata. Così come chi sostiene che questa riforma non è in linea con quanto voluto da Marco Biagi. L'arbitrato, in sintesi, è un qualcosa in più che va ad aggiungersi alla tradizionale tutela giuridica. Un nuovo strumento che garantisce una soluzione più rapida dell controverse cause di lavoro la cui lungaggine è stimata in 9 anni. Adesso in pochi mesi si può risolvere tutto».
Il senatore del Pd Tiziano Treu, invece, non la pensa proprio così. E argomenta: «La disposizione più grave riguarda l'arbitrato cosiddetto "di equità" (articolo 31, comma 5). L'arbitrato può essere utile a risolvere rapidamente anche le controversie di lavoro, come dimostra la pratica di Paesi che hanno largamente adottato questo strumento. Ma in nessuno di questi Paesi si ammette un arbitrato "di equità", cioè svincolato dal rispetto delle norme inderogabili di legge. In questa maniera si contraddice la natura stessa protettiva del diritto del lavoro e si vanifica la tutele del lavoratore». C'è poi la parte del dispositivo in cui si contempla la possibilità che il singolo lavoratore, in accordo con il datore, firmi preventivamente di accedere all'arbitrato in caso di controversia. E qui Treu sentenzia: «Temo per i più giovani, che in un momento di necessità magari sono costretti ad accettare questa cosa pur di non perdere il posto di lavoro».