Arriva in azienda il rilevatore di stress. Confartigianato: «Si tratta dell'ennesima incombenza normativa». Da gennaio imprese obbligate a misurare i valori di logorio dei dipendenti
Arriva in azienda il rilevatore di stress. Confartigianato: «Si tratta dell'ennesima incombenza normativa». Da gennaio imprese obbligate a misurare i valori di logorio dei dipendenti
VERONA - Dal prossimo primo gennaio entra in vigore una legge comunitaria in virtù della quale tutte le imprese europee saranno tenute a misurare lo stress da lavoro dei propri dipendenti. Per Confartigianato Verona si tratta dell'ennesima «incombenza normativa di provenienza europea».
«Chi glielo racconta agli imprenditori - protesta Ferdinando Albini, presidente dell'associazione - alla disperata ricerca di tutto ciò che può rendere competitive le loro imprese per uscire dalla crisi che, da gennaio, dovranno misurare lo stress da lavoro dei loro dipendenti?».
«L'Unione europea - sottolinea Albini - è sempre più liberale e permissiva nell'aprire il mercato comunitario alle aziende dei Paesi extra Ue e sempre più rigida e oppressiva verso le imprese europee costrette al rispetto di un numero crescente di regole». Secondo la Confederazione di artigiani, la valutazione dello stress da lavoro correlato è un altro ostacolo per l'attività delle piccole imprese che non dispongono di un'organizzazione aziendale e di personale tale da consentire di gestire questo ulteriore obbligo. «Avanti di questo passo - continua Albini - bisognerà creare uno strumento per misurare lo stress da burocrazia degli imprenditori. Non si discute l'impegno a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori. Ma altrettanto fondamentali sono i princìpi per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle piccole imprese». Se è facilmente comprensibile che nell'attuale contesto economico i piccoli imprenditori e gli artigiani abbiano altre priorità che non le carte, per i lavoratori la questione sembra più complessa. Alessandro Pagani, responsabile dello sportello salute della Cisl, contesta l'impostazione del problema: «È vero che per le piccole imprese occorre pensare modalità specifiche per ottemperare agli obblighi, tuttavia se si dice fin da subito che è solo una questione burocratica, penso che si parta col piede sbagliato». Dal punto di vista di Pagani la normativa serve a fare luce su un tema concreto: «Dopo i disturbi muscolo scheletrici - fa sapere - lo stress correlato al lavoro è la seconda causa di malessere da lavoro riconosciuta a livello europeo. Colpisce un lavoratore su quattro, soprattutto le donne. Dati più specifici, divisi per settori e aree territoriali non sono ancora disponibili, ma il fenomeno è stato studiato con attenzione». Secondo la definizione medica, questo tipo di stress si configura come un «accumulo di tensione che causa malesseri fisici o psicologici determinati dal non sentirsi all'altezza del compito assegnato». Ci sono parametri oggettivi per verificare il problema: assenze, malattie, infortuni. «La norma - prosegue Pagani - impone d'intervenire se questi parametri risultano anomali». A questo punto, il protocollo che si segue nei grandi stabilimenti non può essere però applicato alle piccole aziende: « Nelle piccole imprese bisogna pensare piuttosto a forme di confronto tra proprietario e dipendenti, ma questo non significa che il problema non ci sia».