Arpav dimezzata, via al piano dei tagli Ieri l'approvazione, scure su sedi e laboratori.

Salvo il personale

VENEZIA - E' pronta la «dieta» che nel giro di tre anni dovrebbe portare l'Arpav a diventare «più snella ed efficiente, a diminuire i costi e ad aumentare i ricavi, a restare efficiente pur razionalizzando strutture e mezzi, a usare meglio le risorse». Tradotto: a recuperare 43 milioni di euro in tre anni (altri 16 dovrebbero arrivare dalla vendita delle sedi di Belluno, Vicenza, Bassano, delle due Treviso e delle due di Verona). Lo ha stabilito il Comitato di indirizzo dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale, riunito ieri in Regione: l'assessore all'Ambiente Maurizio Conte, i presidenti di Provincia, i rappresentanti di sindaci e Usl hanno approvato all'unanimità il piano strategico 2012/2014 illustrato da Carlo Emanuele Pepe, direttore generale dell'ente. In carica dallo scorso primo aprile dopo il commissariamento dell'Arpav, il manager si è trovato di fronte un disavanzo di 8.869.953 euro, sommato a una decurtazione dei finanziamenti regionali di 12.460.000. Riducendo i costi di beni e servizi, bloccando nuove assunzioni, sospendendo attività aggiuntive e straordinari, ha recuperato 5.870.000 euro, ma per il solo 2011 resta un «buco» di 15.589.319 euro. Disavanzo che fino al 2014 sale appunto a 43 milioni. Da notare i 27 milioni di debiti totali, 17 dei quali contratti con i fornitori. Il tutto anche a causa del mancato controllo di gestione.
La ricetta per rimettere i conti a posto impone prima di tutto di diminuire le sedi dalle attuali 47 (venti di proprietà, venti in locazione e sette in comodato d'uso) a 20, dismettendo quelle di: Belluno (nuova, non ancora finita di pagare), Feltre, Padova (6 più le 12 della direzione generale da ridurre subito a 8 e in futuro a una), Porto Viro, Treviso (2), Venezia (4), Bovolone, Montebello, Thiene a Bassano. Alla prima «sforbiciata» seguirà un ulteriore aggiustamento, che nel 2014 dovrebbe portare le sedi a 12/14. Un'operazione che consentirebbe un risparmio inizialmente di 700 mila euro l'anno e in seguito di 800 mila. Come detto, 16 milioni, più 150 mila euro di gestione annua per ciascun sito, saranno recuperati dalla vendita delle strutture di Belluno, Treviso (piazza Pio X e via D'Annunzio), Verona (via della Casa e via Salvo D'Acquisto, già in comodato all'Usl 20), Vicenza e Bassano.
Scende anche il numero dei laboratori: chiudono Padova, Belluno, Vicenza e Rovigo, restano Verona e Venezia. I soldi risparmiati serviranno anche a investire in tecnologia e attrezzature più avanzate. Infine la pianta organica: da un totale di 1259 unità (127 dirigenti e 1132 dipendenti del comparto) si è passati a 1150 (115 dirigenti e 1.035 figure del comparto). «Ma nessuno ha perso o perderà il posto - chiarisce l'assessore Conte, anche in risposta alle preoccupazioni in tal senso espresse dai presidenti di Provincia, dai sindacati e dagli stessi lavoratori - i numeri indicati nella pianta organica indicano i massimali cui si può arrivare, ma non raggiunti. I contratti a tempo inderminato non si toccano, si ricorrerà alla mobilità volontaria interna, al passaggio a nuove funzioni dopo apposita formazione o ad altri enti, come le Usl. I dipendenti Arpav hanno infatti lo stesso contratto della sanità (settore nel quale rientra l'85% dell'attività dell'agenzia, ndr). Non riusciamo invece a dare le stesse garanzie ai 56 Co.co.co: bisognerà vedere se farli rientrare nella razionalizzazione o meno. Del resto - aggiunge il responsabile dell'Ambiente - la situazione dell'Arpav non può più reggere così com'è. Bisogna metterci mano con coscienza e responsabilità, continuando a garantire la piena operatività e tutte le attività in essere, ma a costi contenuti».
Tra 15 giorni Conte porterà in giunta il piano strategico, che contempla pure il tentativo di creare un margine di almeno il 10%-15% sui 79 progetti avviati (valore 15 milioni), per un introito di 500.000/750.000 euro l'anno. Intanto però il personale del laboratorio di Padova denuncia: «La drastica riduzione dei laboratori comporta un pesante ridimensionamento dei controlli, l'unica fonte di dati ambientali a disposizione del singolo cittadino. La chiusura del centro di Padova, operativo 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno e riferimento nazionale, comporterà una minore efficacia nella tutela dell'ambiente, con ricadute sanitarie sul territorio e sulla collettività. Dietro questa riorganizzazione, nata a soli due anni e mezzo dalla precedente, non ancora conclusa, non emerge una programmazione verso il miglioramento ma solo un taglio indiscriminato».
Michela Nicolussi Moro