Approvate le misure per ridurre i costi dell'energia. Oggi il vertice a Roma. Passa il decreto salva-Alcoa ma per Fusina niente sconti
Le norme «bipartisan» approvate ieri al Senato si possono applicare solo in Sardegna e Sicilia Per la fonderia veneziana restano le incognite
Un'altra giornata col fiato sospeso e l'angoscia di sentirsi dire - stasera a Palazzo Chigi all'ennesimo vertice - dai dirigenti di Alcoa che le garanzie offerte dal Governo sui costi dell'energia «non sono sufficienti» e, di conseguenza, annunciare la fermata della fonderia di Fusina e la cassa integrazione per i 120 occupati. Ieri, il Senato ha approvato il decreto legge «salva Alcoa» che permetterà di abbassare la bolletta elettrica ad aziende «energivore» come Alcoa, ma solo nella fonderia di Portovesme, in Sardegna. Per Fusina resta tutto da vedere.
Nel giro degli ultimi due mesi ci sono stati altri tre vertici con la multinazionale dell'alluminio come quello che si tiene oggi a Palazzo Chigi. «Speriamo che questa sia la volta buona - hanno commentato ieri i delegati sindacali di Fusina in partenza per Roma - le garanzie che Alcoa chiedeva ora ci sono e l'azienda non più alibi e scuse per ulteriori rinvii». Alcoa, già dalla fine dell'anno scorso - dopo la condanna, con una multa di 300 milioni di euro, comminata dalla Commissione per le illecite agevolazioni sulla bolletta energetica avute in Italia negli ultimi cinque anni - aveva annunciato e poi «congelato» la decisione di voler fermare le sue fonderie e mettere i lavoratori in cassa integrazione, sia in Sardegna che a Venezia. «Adesso ci sono tutti gli elementi perché Alcoa prenda atto che la cornice di regole e dei prezzi dell'energia elettrica che trova in questo Paese è cambiata», hanno commentato ieri i senatori, sia del centrosinistra che del centrodestra, che hanno approvato il decreto legge «salva Alcoa», ripulito dagli emendamenti che rischiavano di comprometterne la sua applicabilità. Un decreto che - secondo il Governo italiano - «stavolta passerà, senza problemi, al vaglio della Commissione Europea», ma che ha ancora il limite di validità solo per i prossimi tre anni e con effetti immediati solo nella «Isole maggiori» e in particolare in Sardegna dove Alcoa ha la sua seconda e più grande fonderia in Italia. Per le altre regioni italiane, Veneto compreso, c'è la possibilità di utilizzare lo sconto «interconector», attraverso l'adesione ad un apposito bando di Terna a cui però Alcoa non ha ancora aderito. Ma non è chiaro se e che tipo di «sconto» riuscirà ad ottenere Alcoa nella fonderia di Fusina che è molto più piccola di quella sarda e necessita di forti investimenti.