Appello a banche e Governo per salvare la Grimeca
Martedì 29 Settembre 2009, Rovigo - A giudicare dalla lunghezza dell'incontro che ha messo di fronte a Palazzo Celio proprietà e istituzioni, forze sociali e rappresentanze imprenditoriali, il futuro della Bassano Grimeca rimane ancora appeso a un filo.
Due ore di confronto serrato dal quale è trapelato solo uno stringato comunicato congiunto, volutamente univoco per volontà dei convenuti che evidentemente hanno avuto cura di tutelare i reciproci interessi non facendo uscire notizie o punti di vista singoli che pregiudichino il processo di riorganizzazione in cui l'azienda è chiamata. E lo stesso tono della nota emessa dall'ufficio stampa della Provincia conferma l'impressione ricevuta.
Alla Grimeca viene riconosciuto il valore di patrimonio per tutto il Polesine dai vari rappresentanti delle parti coinvolte, vale a dire i vertici aziendali con la titolare Tiziana Grillini, gli amministratori delegati Giovanni Bertoni e Paolo Zennaro, i rappresentanti di Unindustria Leonardo Beccati, dei sindacati Gianpietro Gregnanin (Uil) e Orazio Trambaiolli Cisl) oltre al delegato della Cgil, la presidente della Provincia Tiziana Virgili e l'assessore al Lavoro Guglielmo Brusco.
«È intenzione di tutti garantire il più possibile il patrimonio aziendale e occupazionale degli stabilimenti di Ceregnano e allargare il confronto a livello ministeriale». Il primo dato, perciò, è sicuro: il Polesine, che non eccelle sotto il profilo industriale, non può permettersi di veder svanire la maggiore manifattura meccanica sul territorio.
Tanto più che come ha ricordato la titolare Grillini, è stato presentato un piano di rioganizzazione industriale già valutato da alcune banche per l'apertura di linee di credito e finanziamento. Ed è proprio qui il nodo che non sembra ancora possibile sciogliere. Il piano costa, in termini di investimento, intorno ai 20 milioni di euro. Almeno una parte dovrebbero arrivare con celerità per lo meno prima che si esaurisca l'ultimo anno di cassaintegrazione di cui godono ancora, per ora, le maestranze. Se le banche non allentano i cordoni del borsa, peraltro previo opportune garanzie che forse al momento non sono ancora certe, la situazione non farà passi avanti.
Da qui la preoccupazione espressa anche ieri dalle rappresentanze sindacali, dalle quali è arrivato un appello a non lasciare cadere la concertazione prodotta dal tavolo aperto in Provincia, in attesa che la questione arrivi sulla scrivania del ministero competente.
Scontato, a questo punto, il totale appoggio che Palazzo Celio intende fornire alle parti "per l'importanza che gli stabilimenti ceregnanesi rivestono sul territorio". Il traguardo più prossimo sarà portare al tavolo di confronto qualche rappresentante del Governo che garantisca almeno un livello di discussione non circoscritto ai confini provinciali.
Franco Pavan