Anniversari. A dieci anni dalla scomparsa, venerdì convegno all'Accademia in via Leoncino. Bozzini fra storia e fede. Sindacalista della Cisl, cattolico impegnato nel sociale e scrittore, verrà ricordato da Maurizio Carbognin, Gigi Corazzol e Gian Maria Varanini

Anniversari. A dieci anni dalla scomparsa, venerdì convegno all'Accademia in via Leoncino. Bozzini fra storia e fede. Sindacalista della Cisl, cattolico impegnato nel sociale e scrittore, verrà ricordato da Maurizio Carbognin, Gigi Corazzol e Gian Maria Varanini
Dieci anni fa, a soli 56 anni, nel pieno della maturità e del vigore intellettuale, moriva Federico Bozzini, studioso, sindacalista della cisl, cattolico impegnato nel sociale e scrittore. Nel decennale della scomparsa, l'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere organizza nella sede di via Leoncino 6, alle 17 di venerdì 13 novembre, un convegno che ne ricorderà la figura e l'opera.
Si alterneranno Maurizio Carbognin, Gigi Corazzol e Gian Maria Varanini. Carbognin, che ebbe con Bozzini molte esperienze comuni nella cisl, negli anni Settanta e Ottanta, traccerà un ritratto dell'intellettuale da «giovane», che parte da esperienze del dissenso cattolico, poi si laurea in filosofia ed entra, come seguendo un destino già segnato dalle proprie scelte, nell'attività sindacale. Corazzol, invece, parlerà di Bozzini come storico e studioso della società veneta di età moderna e contemporanea, soffermandosi sui suoi libri, Il furto campestre, Pane e cipolle, Il cavaliere e l'arciprete, e della Dc veronese (Destini incrociati), analizzandone il metodo e i riferimenti storiografici. Corazzol è uno storico feltrino, allievo di Marino Berengo, già docente all'Università di Venezia, che ha scritto studi molto importanti sull'attività creditizia nelle campagne venete in età moderna, sul commercio del legname nel bacino del Piave, sulla società di Feltre.
Sul Bozzini «storico» si soffermerà anche Varanini. «È un narratore fecondo e felice», dice il docente di Storia medievale dell'Università di Verona, «che aveva del resto profonde sintonie - come è inevitabile - con il Bozzini "politico". Un Bozzini che è stato osteggiato o isolato dal suo stesso sindacato: certo anche per una sua bizzarria (e "bizzarro" era un aggettivo che gli piaceva) da "veronesi tutti matti". Non era uomo facilmente inquadrabile», continua Varanini, «ma è stato in qualche modo visto con sospetto, anche perché era dotato di un singolare intuito nel percepire in anticipo e nell'intercettare certi orientamenti profondi della mentalità dei ceti popolari veneti, che il sindacato e i partiti degli anni Settanta-Novanta, legati a vecchi schemi interpretativi, come la classe, e in profondo ritardo culturale, non seppero vedere in alcun modo».
Dai suoi testi, oggi difficilmente reperibili, e in particolare da Pane e cipolle, Marco Paolini ha tratto nel 2003 un monologo di successo. Oggi Bozzini riposa nel cimitero di Pigozzo, a due passi dalla casa che si era fatta nella pace ombrosa di Val Squaranto. Sulla pietra tombale di questo impareggiabile storico veronese delle classi subalterne otto-novecentesche venete, sono incisi un pesce e una frase, tratta dal finale di Blade Runner, il mitico film di fantascienza di Ridley Scott: «Io ne ho viste di cose che non potreste immaginarvi...». E la fantascienza, assieme ai gialli, era una sua grande passione. Nelle edizioni economiche di Urania o dei Gialli Mondadori, sostenne sempre, aveva imparato quel suo stile inconfondibile, intriso di leggerezza. Ma la speciale attenzione alle microstorie, come specchio della Storia ufficiale, quella fu solo e tutta sua. G.B.

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