Anche lo Snalc, maggiore sindacato nazionale, propone un’aggregazione tra le quattro case da gioco. «Casinò, no ai privati. Meglio un consorzio»
Martedì 15 Novembre 2011, Venezia - No alla privatizzazione del Casinò e, anche se dovesse essere, almeno scelgano dei partner che non siano in crisi. Il ragionamento del sindacato autonomo Snalc parte dalle prese di posizione della scorsa estate, quando i suoi attivisti bocciavano l’accordo aziendale, perché considerato solo un grimaldello in più per svendere la Casa da gioco. «La nostra contrarietà ad una privatizzazione selvaggia dei Casinò Italiani non nasce, insomma, dalle parole che il sindaco Orsoni ci ha detto nel corso dell’incontro della scorsa settimana» afferma Luciano Vendrame, segretario nazionale dello Snalc.
Dal suo osservatorio Vendrame vedeva già ad inizio anno che le trattative in corso tra i quattro Casinò italiani e le organizzazioni sindacali rischiavano di andare verso un contratto unico dei giochi, in grado di riunire anche le sale bingo e le sale slot machine che stanno nascendo come funghi in tutta Italia: un contratto che avrebbe svilito la professionalità e gli stipendi dei croupier delle Case da gioco, equiparando tutto al ribasso.
La soluzione alternativa alla privatizzazione di Venezia e, a ruota, delle altre tre case da gioco, anche per lo Snalc è un consorzio tra le quattro realtà italiane «per gestire le nuove diverse modalità di gioco». Vendrame parla di una nuova società, che potrebbe chiamarsi "Casinò Italia" «in cui parteciperebbero, con quote di maggioranza, le quattro case da gioco. L’operazione darebbe vita ad un grande gruppo grazie al quale, a quel punto, non ci sarebbero più timori ed ostacoli per l’ingresso di partner internazionali del settore». In prospettiva lo Snalc vede comunque più sinergica «un’alleanza con partner in pieno sviluppo, come i gruppi orientali, piuttosto che con società del vecchio continente o americani in piena crisi, che rappresenterebbero solo una iniezione di liquidità e non un’alleanza strategica».
La soluzione del consorzio sarebbe auspicabile, infine, anche per evitare le brutte esperienze fatte da altri paesi europei: «Mentre in Austria ed Olanda, con "Casinò Austria" e "Holland Casinò", le società si sono aggregate in un grande gruppo nazionale e, nonostante la crisi, stanno reagendo bene al mercato, in Francia, invece, è stata avviata una privatizzazione simile a quanto si innescherebbe con l’operazione che si sta tentando a Venezia; lì si è determinata una concorrenza spietata all’interno dei confini nazionali che ha portato solo danni».