Analisi. Un Patto fiscale contro gli evasori e per il rilancio
E' ben che torni il dibattito sull'urgenza di un profondo intervento di riforma fiscale. È un'esigenza che il sindacato sente e chiede da tanto tempo. Molti ne parlano ma, se è concesso, prima di altri sono autorizzati a farlo i lavoratori dipendenti e i pensionati, poiché sono loro a sopportare la gran parte del peso dell'Irpef e poiché, negli ultimi anni, sono stati i loro redditi ad essere sottoposti ad uno sforzo eccessivo ed iniquo. Eccessivo, perché la pressione fiscale sul lavoro ha raggiunto il 44,4%, tasso superiore alla pur alta pressione fiscale generale (43,3%) e di dieci punti più alto della media europea. Iniquo, poiché, viceversa, la tassazione sui patrimoni, sulle rendite e sui profitti è stata in diversi casi sensibilmente ridotta. Irrisolto è rimasto il problema dell'evasione e elusione fiscale, verso il quale c'è, va detto, un'incomprensibile comprensione sociale. Viene in mente il Meneghello di 'Libera nos a malo': "In ciò che concerne l'intaresse, lo Stato si considerava quasi universalmente un estraneo importuno che ognuno aveva il diritto e poco meno che il dovere di defraudare. (...) Invece l'"arrangiarsi" nei confronti di qualunque ente pubblico era molto diffuso". Viene da chiedersi se, culturalmente, siamo ancora lì o se abbiamo capito che necessità sociali ed economiche nuove e le sfide di un mondo che non è più un paesello chiedono a tutti di cambiare mentalità. E chiedono un'adeguata dotazione di risorse per i settori cruciali per lo sviluppo delle comunità intere, e non di parti di esse. Questo cambio di passo per noi è urgente, in direzione di un nuovo Patto fiscale all'insegna di equità, legalità e corresponsabilità; un Patto che premi i contribuenti onesti e sia intransigente con chi truffa la collettività. Di equità hanno diritto lavoratori e pensionati: dai primi anni '80 ad oggi, un dipendente ha visto crescere la pressione fiscale del 12,5% e sta perdendo circa 274 euro al mese, 3.285 euro l'anno. Tale perdita di reddito, che la crisi ha acuito, frena anche la ripresa dei consumi interni e quindi dell'economia in generale. Di equità hanno bisogno le giovani generazioni: ad esse andrebbero dedicate misure fiscali a sostegno delle nuove professioni e delle attività di studio, formazione, creatività e cultura. E anche le imprese che investono in buona occupazione, ricerca, innovazione e formazione permanente andrebbero riconosciute con crediti d'imposta automatici. Di risorse hanno bisogno gli Enti Locali, le cui finanze sono prossime al collasso. Di risorse ha bisogno un modello di 'stato sociale' buono, che è di tutti, di cui tutti beneficiamo - contribuenti onesti ed evasori - e che tutti siamo tenuti a finanziare e a migliorare, anche combattendo corruzione e sprechi che vi si annidano. Una buona riforma fiscale dovrà prevedere un riequilibrio del peso del fisco che alleggerisca l'Irpef e che incrementi le tasse su grandi patrimoni, rendita finanziaria, beni di lusso e transazioni finanziarie di breve durata. A chi ha già dato molto non si può chiedere ancora.
Marina Bergamin - Segretario provinciale della Cgil