«Ammortizzatori senza la riforma giovani a rischio».«Crisi nella fase più acuta, misure insufficienti» Il 7 novembre manifestazione regionale a Treviso

«Ammortizzatori senza la riforma giovani a rischio».«Crisi nella fase più acuta, misure insufficienti» Il 7 novembre manifestazione regionale a Treviso
VENEZIA. «Anche nel Veneto del miracolo economico, questa crisi sta producendo sofferenza, sia tra i lavoratori sia tra le imprese. Una situazione che passa sotto silenzio e che rischia di mettere in forse un'intera generazione. Parlo dei giovani, precari e collaboratori, rimasti fuori dalla tutela degli ammortizzatori sociali». Emilio Viafora, segretario regionale della Cgil, accende un faro sulla prospettiva tratteggiata a Venezia da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi: la ripresa, quando arriverà, sarà lenta, fragile e disomogenea. Per rompere il silenzio, e proporre delle soluzioni, la Cgil prepara una manifestazione regionale con Guglielmo Epifani: l'appuntamento è per il 7 novembre a Treviso.
Viafora, come vede il Veneto in questo contesto di incertezza europea?
«Innanzitutto c'è un problema Pease. L'Europa non riesce ad avere una politica unitaria, per cui gli stimoli anti-crisi dipendono dai governi locali. Altre nazioni hanno investito molto, l'Italia ha messo sul piatto risorse scarse e poco funzionali».
E dal punto di vista regionale?
«Va dato atto che la Regione si è posta immediatamente il problema di come affrontare la crisi. Resta il fatto che, a fronte della scarsità di risorse di cui dispone, sarebbe stata utile una riflessione in grado di portare a una maggiore selettività degli interventi. Ad esempio privilegiando forme di sostegno per le filiere più innovative. Poi sarebbe stato utile un pressing maggiore sul governo per favorire investimenti, come quelli in ambito infrastrutturale, in grado di aumentare la produttività complessiva della regione».
Che fase delle crisi stanno vivendo i lavoratori e le imprese venete?
«Quella più acuta, i numeri delle ore di cassa integrazione autorizzate sono molto chiari in questo senso. A una fase di generale calo produttivo si aggiunge, ora, una crisi sociale. Determinata dall'esaurimento di parte degli ammortizzatori. Per questo serve una riforma complessiva di questo sistema».
Quali sono le categorie più a rischio?
«Penso a chi non ha alcuna tutela: i giovani, precari con contratti di collaborazione. Che si ritrovano senza lavoro e nessuna tutela».
Molte imprese non se la passano meglio...
«Soprattutto le piccole e medie, limitate dalla scarsa capitalizzazione. Gli interventi del governo non hanno colto le loro necessità».
Pensa allo scarso successo dei Tremonti bond?
«Evidentemente non sono determinanti. Né per le banche, che oggi non soffrono certo di problemi legati alla liquidità, né per le imprese».
Ma le banche che li sottoscrivono sono vincolate ad aumentare gli impieghi.
«Alle imprese servono aiuti diretti, che vanno definiti attraverso la Finanziaria».
L'apertura a nuovi incentivi per il settore auto ha già fatto venire più di un mal di pancia agli imprenditori del Nordest.
«Va detto che vengono in soccorso non solo per la Fiat, c'è tutto un indotto legato a questo mondo. Resta il fatto che le rivendicazioni da parte degli altri settori, non ultima quella dei tessili, sono legittime. Il problema non sono le richieste, ma la mancanza di una politica industriale nazionale che definisca delle priorità. Guardando, magari, anche al futuro. E poi non bisogna dimenticare che questa è anche una crisi di domanda».
E quindi?
«Serve una politica fiscale differente e una redistribuzione della ricchezza. Vanno tassate rendite finanziarie e patrimoni, non il lavoro».
M.M.

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