Alluminio. La multinazionale ridimensiona la fabbrica sarda, preoccupati i sindacati veneziani. Alcoa: tutti i 300 lavoratori in cassa integrazione
Martedì 10 Gennaio 2012, Venezia – Finite tutte le ferie a disposizione, dall’inizio dell’anno i 300 lavoratori rimasti all’Alcoa di Fusina saranno tutti in cassa integrazione ordinaria e ci rimarranno fino a che la situazione non migliorerà. I vertici della multinazionale americana, nell’ultimo incontro al Ministero, hanno detto che almeno fino a metà 2012 la situazione rimarrà pesante, con un calo del mercato pari al 50%. Chiaro che, in una situazione simile, l’ultimo annuncio della multinazionale ha portato un clima pessimo anche a Fusina: l’Azienda procederà, entro metà dell’anno, a ridurre del 12% la produzione degli stabilimenti di Portovesme in Sardegna, e di La Coruna e Aviles in Spagna.
«Quelli sono stabilimenti di primario, producono alluminio, qui a Fusina ci occupiamo delle seconde lavorazioni, cioè trasformiamo le placche di alluminio in cassoni per camion e per rimorchi, pezzi per l’aeronautica, per aziende innovative anche nell’hi tech... Ma senza le placche non andiamo lontano» commenta Diego Panisson, segretario della Uilm veneziana che, assieme a Fiom-Cgil e Fim-Cisl, ha chiesto ancora tempo fa un incontro con Manuel Roano, il nuovo responsabile Alcoa per l’Europa, ma non hanno ancora ottenuto risposta.
La maggior parte del primario lavorato a Fusina proviene da Portovesme, una parte dall’Ungheria e una piccola parte dalla fonderia di Fusina.
«Se dovessimo perdere le forniture dalla Sardegna, quanto converrebbe, economicamente, alla multinazionale far arrivare navi da fuori?» si chiedono i sindacalisti che temono sia in atto un disimpegno dell’Azienda dall’Italia e da parte dell’Europa: «Nonostante gli impegni presi con il Governo italiano, continuano a lamentarsi che i costi energetici sono troppo alti, e hanno investito 2 miliardi in una gigantesca fabbrica di primario in Canada. Se con una semplice lettera hanno ridotto di oltre 500 mila tonnellate le produzioni dei tre stabilimenti in Italia e in Spagna, non vorremmo che con un altro segno su un foglio cancellassero anche Fusina. Per questo siamo pronti a riprendere le proteste». (e.t.)